Le quattro maschere del narcisista: come riconoscerle ed affrontarle efficacemente

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Roma 29 luglio 2016

 

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma

 

I narcisisti sono persone estremamente fragili ed insicure che cercano in ogni modo di nascondere le loro insicurezze in modo tale che nessuno possa mai deluderli ed umiliarli. Nelle relazioni di coppia vivono una costante assenza di intimita’ emotiva che mira a sottolineare di non aver bisogno di nessuno, pur non essendo consapevoli dei meccanismi che muovono le loro scelte. Ricorrono all’uso di “maschere” che gli consentono di trasformare condizioni potenzialmente minacciose in una esperienza piacevole, indossare una maschera significa vestire un abito grazie al quale trasformarsi in un altro genere di persona, per tollerare il disagio e i sentimenti da cui si sentono minacciati. La psicologa W.T. Behary ha identificato le seguenti quattro maschere del narcisista.

 

  1. Il Vanitoso: e’ una persona bisognosa di adorazione e di essere invidiata da chi lo circonda, puo’ manifestare questo desiderio in modo aperto o puo’ anche dissimulare tale necessita’ con apparente modestia. Si sente profondamente inutile e non desiderabile pur non essendone consapevole. Ha sviluppato la consapevolezza che se riesce ad impressionare il proprio interlocutore puo’ sia alimentare la propria fama sia placare la vergogna che prova. E’ interessato solo agli elogi e ai riconoscimenti di chi lo circonda. Per difendersi da questa tipologia di narcisista bisogna ignorare le sue pressioni e aspettative, offrendo solo un riscontro sulla base della semplice buona educazione, rispondendogli come si potrebbe rispondere ed interagire educatamente con qualunque altra persona. E’ meglio concentrarsi sulla gentilezza ragionata ed essenziale piuttosto che sulle gesta straordinarie che il narcisista mette in atto per ricevere ammirazione. Queste accortezze permettono di non incappare nella trappola di richiesta di ammirazione e quindi di non sentirsi usati e costretti a corrispondere alle sue richieste ma allo stesso tempo il modo educato ma asciutto puo’ raggiungere quella parte piu’ profonda del narcisista che desidera essere accettata senza provare il terrore del rifiuto.
  2. Il Prepotente: questa tipologia ha un radicato terrore che gli altri possano controllarlo, si prenderanno gioco di lui o si approfitteranno di lui, poiche’ ha una profonda mancanza di fiducia nelle persone e nelle loro intenzioni. Crede che nessuno possa prendersi cura di lui/lei, dati i suoi vuoti emozionali e il suo profondo senso di vergogna ed inadeguatezza. Si protegge ricorrendo ad un atteggiamento critico e dominante nei confronti degli altri per ottenere quell’importanza tanto agognata che mai riesce a provare, anche al costo di far sentire debole ed incapace il suo interlocutore. Per affrontare questa tipologia di narcisista e’ utile comunicare in modo chiaro e diretto come le sue parole ti fanno sentire, evitando in questo modo di cedere, scusarsi, contrattaccare o fuggire. Per difendersi da un/a narcisista e’ fondamentale contattare il dolore e la svalutazione che questa interazione genera e comunicare con chiarezza il proprio stato d’animo, non colludendo con le provocazioni e non aspettandosi che l’altro comprenda il proprio punto di vista. L’obiettivo e’ quello di non cadere nella trappola relazionale e mantenere la propria integrita’ emotive, riconoscendo i limiti del proprio interlocutore.
  3. Il Pretenzioso: e’ una tipologia di persona che pretende di stabilire le proprie regole e che pensa di dover ottenere tutto cio’ che vuole nelle modalita’ che desidera. Si comporta come se fosse collocata su un piano superiore rispetto alle altre persone e sentisse di meritare un trattamento di riguardo. Non e’ dotata di particolari doti empatiche e gli scambi reciproci dei sentimenti non le appartengono, non accetta un “no” e non prova rimorso per le sue azioni invadenti e per nulla rispettose degli altri. La relazione piu’ consona, quando si incontra questo genere di persone, e’ di comunicare con chiarezza sia il proprio stato d’animo, le emozioni che si provano quando ci si scontra con la loro mancanza di rispetto sia di adottare un comportamento protettivo verso se stessi sottraendosi all’interazione e al contatto del momento e rimandando il confront a condizioni migliori. E’ fondamentale non nascondersi, non giustificarsi e non cedere, evitando di sopraffare l’altro, tenendo il proprio punto e offrendosi allo stesso tempo disponibili ad un confronto qualora si presentino condizioni favorevoli. Questo approccio consente di sottrarsi a conflitti e ad abdicare alle proprie posizioni, mantenendo fermo il proprio comportamento e le proprie intenzioni.
  4. L’autoconsolatore dipendendente: e’ il/la tipico narcisista che vive uno stato di evitamento e di delusione inconsapevole, presenta un atteggiamento di chiusura e di autocommiserazione, prova un intollerabile disagio associato ad un profondo ma inconsapevole senso di solitudine, vergogna e stato di estraneita’ quando non e’ piu’ sul palcoscenico della vita dove immagina di essere ammirato. In questa categoria si possono rintracciare persone dipendenti dal lavoro, che abusano di alcool o sostanze psicotrope, shopping o web addicted. Spesso comunicano facendo dei veri e propri comizi su argomenti che immagino di conoscere solo loro non solo per cercare attenzione ma soprattutto per evitare quella sensazione insinuante di inferiorita’ e solitudine. Questa tipologia ha paura di mostrare le sue fragilita’ ed emozioni per cui preferisce nascondersi o isolarsi. Quando si incontra questo genere di narcisista e’ preferibile assecondare i suoi distacchi emozionali e non domandargli cosa ha o richiedere la sua presenza anche se i suoi comportamenti fanno soffrire chi gli sta vicino. I suoi allontanamenti non dipendono da chi gli sta vicino ma sono il risultato del suo malessere e della sua fragilita’. In questi casi e’ meglio far presente al narcisista come ci si sente e cosa si prova quando si viene esclusi dalle sue scelte o dal suo sentire, esprimendogli il desiderio di avere un contatto con lui/lei. Qualora questo non riscuotesse successo e’ preferibile mettersi da parte ed attendere che sia disponibile al dialogo. E’ consigliabile mantenere un atteggiamento fermo e moderato per avvicinarlo ed entrare nel suo mondo qualora lui/lei lo consenta, altrimenti e’ necessario attendere e non voler entrare a tutti costi nel suo mondo se al momento non e’ pronto.

E’  bene ricordare che quando ci si relaziona con un/una narcisista e’ indispensabile essere consapevoli delle proprie risorse emotive e dei confini che si devono pore, soprattutto quando il narcisista e’ una persona abusante o violenta o minaccia la propria sicurezza. Nel caso in cui il narcisista con cui si entra in contatto non rientra in questa casistica, quindi non e’ pericolosa per la propria integrita’ psicofisica ed e’ una persona importante nella propria vita,  si puo’ tentare di provare a far funzionare il rapporto o sincerarsi di aver fatto tutto il possibile prima di interromperlo. Questo e’ possibile, a gran fatica, mettendosi nei panni del narcisista, sintonizzandosi sul suo mondo interiore adottando una serie di tecniche mutuate dall’approccio della Schema Therapy di J. Young. Una tra queste e’ quella di sovrapporre il volto del bambino solo e non amato sul volto dell’adulto che in quel momento si sta comportando in modo brusco. Visualizzando il viso di quel bambino e’ possibile immaginare il suo dolore, il senso di inadeguatezza e di vergogna, la sua solitudine, le condizioni che viveva per ottenere un po’ di attenzione e amore tra cui si confondeva anche il messaggio che era il bambino migliore del mondo quando i genitori volevano farsi belli di fronte ad altri. Sintonizzarsi col bambino che il narcisista era quando si arrabbia o ferisce, e’ un’atto molto difficile e di comprensione profonda che puo’ essere attuato solo quando si e’ sicuri che la persona in questione non mette in pericolo la propria persona poiche’ in questo caso invece e’ fondamentale allontanarsi. Provare empatia e cercare di accogliere il narcisista ferito e’ una azione che richiama il processo di rigenitorializzazione, rigenitorializzare il narcisista e’ una azione lunga e dispendiosa di energie, l’accento viene posto sull’accudimento del bambino deprivato e solitario che non emerge alla consapevolezza, prendendosi cura di lui/lei e facendogli da guida. La rigenitorializzazione limitata vuol dire essere empatici ma anche imporre limiti, esperienza che il narcisista non ha mai sperimentato da bambino, proponendogli una modalita’ che potrebbe imitare e fare propria per prendersi cura di se’.  In questo modo e’ possibile comprendere che le esplosioni di ira sono causate dal bisogno di stare lontano dai sentimenti associati al bambino che era e che tutt’ora considera inadeguato, triste ma anche strumentalmente viziato.  L’adulto narcisista prende spunto dal bambino interiore che era e che ha sperimentato esperienze precoci dolorose, le quali condizionano i suoi rapporti attuali. In ogni caso quando si sceglie di aiutare un narcisista, come sottolineato in precedenza, e’ indispensabile accertarsi che non costituisca un pericolo per la propria integrita’ psico fisica e non dimenticare che anche chi aiuta ha una parte vulnerabile di cui prendersi cura e da tutelare, per cui ogni gesto di aiuto e di empatia va sempre contestualizzato e circoscritto nel tempo.

 

Bibliografia:
W.T. Behary, Disarmare il narcisista, Istituto scienze cognitive editore 2012
J.E. Young, J. Klosko, Reinventing your life: the breakthrough program to end negative behaviour… and feel great again, Plume New York 1994
Goleman, Social intelligence: the new science of human relationships, Bantam, New York 2006

 

 

2 Responses to Le quattro maschere del narcisista: come riconoscerle ed affrontarle efficacemente
  1. Carlos Rispondi

    Credo di appartenere al quarto tipo per via del fatto che, nonostante sia di bell’aspetto ,da me mai constatato al momento ma sempre verificato molto tempo dopo, sono sola da diversi anni per via di una menomazione non visibile ,provocatami da mio padre involontariamente ,alla tenera età di 2 anni.Non credo che si risolva e non mi sento narcisista, piuttosto non amo essere esclusa.

  2. Rosa Rispondi

    Grazie dottore davvero illuminante è vero “ogni gesto di aiuto va contestualizzato e circoscritto nel tempo” quando ci si rende conto che dall’altra parte non si smuove nulla, che c’è resistenza al cambiamento meglio allontanarsi e rinunciare.

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