Quando la coppia va in crisi

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Roma 21 ottobre 2015

 

a cura del dott. Marco Salerno

 

A volte gli aspetti che hanno fatto innamorare di una persona, le sue qualita’, i suoi pregi assumono un’aura negativa, arrivano ad essere insopportabili fino al punto di generare una vera e propria insofferenza. Lo psicologo F. Walsh ha evidenziato attraverso i propri studi che la differenza tra una coppia funzionale ed una disfunzionale sta nel grado di collaborazione tra i rispettivi partner, le regole stabilite e il loro mantenimento determinano il grado di stabilita’ e di aggregazione della coppia. Uno degli elementi che possono determinare la crisi di coppia e’ una distribuzione asimmetrica nel potere all’interno della coppia. Tale condizione crea una condizione di stanchezza e un calo dell’attrazione e del desiderio sessuale. Inoltre la capacita’ di esprimere le proprie emozioni reciprocamente, favorisce un clima di coesione e di ascolto grazie a cui ognuno si sente libero di essere se stesso. La principale causa che Walsh ha identificato per determinare una separazione e’ la mancanza di capacita’ di problem solving, poiche’ i partner non riescono ad individuare il problema che li affligge e ad esprimere il conflitto per paura di incrementarlo e di non essere piu’ capaci di gestirlo alla lunga. Tale tipo di coppie possono evolversi in due differenti direzioni, o si allineano al fatto di andare d’accordo a tutti i costi, trasformandosi in una coppia che non comunica ma si adatta passivamente l’uno all’altro o diventano i peggiori nemici.

Una domanda a cui sarebbe interessante trovare una risposta e’ “perche’ si litiga”. Lo psicologo Franco Aquilar sostiene che “le ragioni segrete dei litigi sono spesso cosi’ segrete che nemmeno i protagonisti le conoscono consapevolmente e non se le sono mai descritte con precisione. Oppure ognuno conosce le proprie ma tende a pensare che non vale la pena di informare l’altro perche’ se glielo dice non vale, se ne deve accorgere da solo” (cit.) Il mito secondo cui chi ci ama deve comprendere anzi indovinare cosa pensa l’altro e’ tra i piu’ dannosi. Ma vediamo come la pensano gli uomini e le donne (Giusti, Fusco, 2002cit):

 

I maschi si arrabbiano perche’ pensano:
“Non mi piace quando lei se la prende per la piu’ piccola sciocchezza che faccio: mi sento criticato, respinto, non accettato”
“Non mi piace quando comincia a dirmi come fare le cose, non mi sento ammirato, mi sento trattato come fossi un bambino”
“Non mi piace quando mia moglie da’ a me le colpe della sua infelicita’: non mi sento incoraggiato ad essere il suo cavaliere dalla lucente armatura”
Le femmine si arrabbiano perche’:
  • “Non mi piace quando lui minimizza l’importanza dei mie sentimenti o delle mie richieste: mi sento trascurata e poco importante”
  • “Non mi piace quando lui dimentica di fare le cose che gli chiedo e allora reagisco con astio, mi sembra di supplicare il suo aiuto”
  • “Non mi piace quando mi rimprovera perche’ sono turbata: fa nascere in me la sensazione che per essere amata dovrei essere perfetta, ma io non sono perfetta”.
Oltre alle ragioni di ordine comunicativo che possono ostacolare la vita di coppia, ci sono tutte quelle convinzioni che ogni partner porta con se’ e che ripete nella relazione con l’altro. A. Beck ha individuato le seguenti quattro convinzioni irrazionali che vengono riproposte spesso all’interno della coppia:

 

  1. Opinioni disfattiste: “il mio partner e’ incapace di cambiare”, “non c’e’nulla che possa fare per migliorare il nostro rapporto”, “le cose non faranno che peggiorare”
  2. Opinioni che si autogiustificano: “e’ normale comportarsi come mi comporto io”, e’ giusto pensare come la penso io”, “puoi dirlo a chiunque altro, parla con chi vuoi, tutti ti diranno che ho ragione io”
  3. Opinioni basate sulla reciprocita’: “non faccio il minimo sforzo se non lo fa anche il mio partner”, “per ballare il tango bisogna essere in due, non vedo perche’ dovrei cambiare solo io”
  4. Argomentazioni secondo cui il problema e’ sempre dell’altro: “se ci mettiamo ad indagare sul nostro rapporto, il mio partner fa anche peggio”, “in me non c’e’niente che non va: se il mio partner migliorasse tutto si sistemerebbe, “il mio partner non si cura di rendere migliore il nostro rapporto”.
Le opinioni o attribuzioni negative sopra elencate hanno un effetto negativo sulla passione e sull’intimita’ della coppia, comportano la perdita di impegno per modificare la situazione ed entrambi i partner si  aspetteranno che l’altro inizi a cambiare. Le coppie infelici  vedranno sempre quello che non va nel compagno/a e la perdita di impegno inizia quando uno dei due si sente a disagio in presenza dell’altro. Il ritiro dalla relazione e’ un processo impercettibile all’inizio, che si manifesta con la creazione di un mondo interiore nel quale riflettere sul proprio disagio di coppia non condividendolo con il partner e ritirandosi sempre piu’ in silenzi imbarazzanti o discussioni senza esito. Chi innesca questa crisi, cerca soddisfazione esterna alla coppia,  non promuove la comunicazione, vede il rapporto come finito mentre l’altro lo considera in crisi, per cui i membri della coppia sviluppano due visioni incongruenti della medesima problematica. L’unico modo per salvare la relazione e’ quello di promuovere una comunicazione onesta, dove ogni partner espone le proprie motivazioni in una prospettiva di ascolto per valutare se e come sara’ possibile riavvicinarsi cercando di risolvere le reciproche insoddisfazioni. Qualora lo si voglia.

 

Bibliografia:
  1. Giusti A. Pitrone Essere in coppia, Sovera Ed. 2004
  2. Walsh, Coppie sane e coppie disfunzionali. Quale differenza? Ist. Terapia famigliare Roma

 

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