liberarsi dal senso di colpa

Ricostruire la propria vita dopo la fine di una relazione

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A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma

 

In una societa’ dove la sofferenza o e’ bandita o mercificata, l’abbandono spesso viene liquidato come un evento che bisogna superare rapidamente, a cui dedicare un poco tempo, che non vale la pena di vivere troppo profondamente come se il soffrire significasse dedicare tempo a chi si e’ perso e non a se stessi. La sofferenza e’ uno stato d’animo interiore che puo’ derivare dall’abbandono quando finisce una relazione (amicale, di coppia, familiare, ecc.) che innesca stati d’animo come la frustrazione,l’ansia, la rabbia , il dolore. Ogni abbandono implica una separazione e una chiusura, per cui e’ fondamentale trasformare l’abbandono, inteso come vissuto, in una separazione attiva grazie ad una corretta analisi, per comprendere le dinamiche sottostanti che hanno determinato questa situazione.
Di solito si attivano due processi quando si vive un abbandono, il primo spinge a dare la colpa a se stessi mentre il secondo all’altro. Entrambi sono processi disfunzionali, poiche’ quando la persona attribuisce la colpa a se per la fine di una relazione, si auto investe di tutta la responsabilita’, escludendo l’altro dal quadro delle azioni che hanno portato alla rottura. Nel caso in cui si attribuisca in esclusiva al partner il fallimento della relazione, si evita di considerare il proprio contributo all’interno della relazione. Solo alcune persone si pongono la necessaria domanda “Che cosa ho sbagliato o fatto io? Che cosa ha sbagliato lui/lei?”. La risposta a questa domanda e’ il primo passo per trasformare un evento traumatico (la fine della relazione) in un momento di riflessione, di  emotivi dolorosi, dei pensieri disfunzionali, sperimentati durante la relazione e che hanno condotto alla sua fine. Elaborare con consapevolezza il motivo per cui avviene un evento negativo, liberandosi dal giudizio, porta ad una profonda consapevolezza dei processi emotivi e cognitivi che si attivano in modo inconsapevole e ripetitivo durante una relazione.

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Dire basta al senso di colpa: strategie per vivere una esistenza libera dai ricatti affettivi

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Roma 16/01/2016

 

a cura del dott. Marco Salerno

 

Il senso di colpa arriva di soppiatto, non da preavvisi ma si materializza in tutta la sua distruttiva maestosita’ all’improvviso, come una morsa che mette con le spalle al muro, provoca dolore ed impedisce di godere della vita. Chi lo prova sente di aver sbagliato ed aver arrecato sofferenza, pur non spiegandosi perche’ . Questo terribile nemico compare sistematicamente ogni qual volta si prova a fare una scelta tenendo conto solo dei propri bisogni. Il senso di colpa quando si presenta con frequenza, compromette seriamente la possibilita’ di vivere pienamente nel rispetto di se’ e di fare scelte libere.
E’ importante distinguere tra senso di colpa e vergogna. La vergogna e’ uno stato d’animo associato allo sguardo degli altri, fa provare un senso di inferiorita’, di imbarazzo, fa sentire meno bravi degli altri e non all’altezza. Il senso di colpa invece e’ la condizione che si prova quando si immagina di aver compiuto uno sbaglio, di aver fatto un torto a qualcuno o che una determinata decisione sicuramente arrechera’ dispiacere o togliera’ qualcosa alle persone a cui si vuole bene.  Il senso di colpa non ha necessariamente una connotazione negativa, alcuni sono sani altri meno. Il senso di colpa sano emerge come conseguenza di un errore accertato, compiuto nei confronti di qualcuno e aiuta a rispettare le regole quando le si trasgrediscono e a non fare del male. Il senso di colpa insano o patologico invece si presenta quando non c’e’ alcun errore oggettivo che possa spiegarlo ma e’ la conseguenza di un errore di attribuzione di significato per il quale si crea un nesso logico incongruente tra una condizione immaginata (la propria scelta)  e la conseguenza negativa generata da questa condizione. Il nesso causa effetto e’ totalmente arbitrario e non supportato da alcuna evidenza logica se non dalle proprie considerazioni personali.

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