La morte di un genitore: nulla sara’ piu’come prima

Roma 17 dicembre 2013

A cura del dott. Marco Salerno

La perdita di un genitore è uno degli eventi più dolorosi che accadono durante la vita di una persona, le cui conseguenze lasciano profonde ferite nell’anima. Secondo lo psichiatra Elisabeth Kubler Ross nel suo libro “Death or Dying”, il dolore per il lutto attraversa cinque stadi:

1) shock e negazione: durante le prime fasi della perdita avvertiamo un muro di vetro tra noi e il mondo, ci sentiamo intorpiditi, incapaci di provare dolore e un gran senso di vuoto ci pervade. E’ venuta meno la presenza del genitore nella vita quotidiana ed avanza la solitudine

2) rifiuto: affiorano delle forti emozioni e i ricordi accompagnati da sentimenti contrastanti di dolore, perdita e sollievo soprattutto quando la morte è l’epilogo di una lunga malattia. Il senso di colpa e il sollievo si alternano, tornano in mente le ultime conversazioni, i momenti passati insieme, quello che avremo voluto dire e non abbiamo detto. La stanchezza fisica ed emotiva si fanno sentire e ci ritroviamo a piangere nei momenti più impensati.

3) rabbia: esplosioni di rabbia e sentimenti di frustrazione caratterizzano questa fase, ci chiediamo perché il lutto ha colpito proprio noi e non troviamo una risposta, un forte senso di ingiustizia ci pervade  e chi si lamenta per cose inutili ci infastidisce.

4) accettazione: è la fase in cui iniziamo a metabolizzare la perdita, il dolore lentamente si assorbe e riprendiamo il contatto con il mondo. La sofferenza e piacere si alternano e ci rendiamo conto che la vita prosegue anche senza chi non c’è più.

 

Il lutto per la morte di un genitore è un fatto travolgente in qualunque momento della vita avvenga, anche se la capacità di gestire la perdita varia in base all’età anagrafica e alla maturità emotiva di ogni persona. Il lutto da adulti rientra nell’ordine naturale degli eventi pur lasciando una impronta profonda nella nostra psiche. Di solito la morte di un genitore anziano avviene dopo una malattia o al termine di una esistenza molto lunga i cui ultimi anni sono trascorsi con il supporto dei figli. I sentimenti sperimentati sono contraddittori, si passa da stati di dolore e di tristezza a rabbia, senso di impotenza e senso di colpa. Percepiamo la vita in un modo nuovo, chi ci ha generato  non c’è più, siamo noi i più vecchi e la morte diventa più vicina di quanto l’avvertissimo prima. Il lutto può avere come effetto sulla famiglia quello di far avvicinare i membri ancora in vita o può anche acuire divergenze pregresse. Quando un genitore viene a mancare si modifica il rapporto con l’altro, ci troviamo ad instaurare una relazione con il singolo e non più con la coppia genitoriale, modificando radicalmente gli equilibri.

La morte di un genitore durante l’adolescenza si configura come una esperienza particolarmente difficile da affrontare. L’adolescenza è un periodo caratterizzato da forti cambiamenti sul piano psico fisico, una fase di profonda evoluzione e confusione durante la quale è difficile codificare le emozioni soprattutto quelle che accompagnano una perdita profonda. L’adolescente può provare reazioni contrastanti che oscillano tra la tristezza e la rabbia, a volte può negare del tutto la sofferenza legata al lutto ricorrendo a massicci meccanismi di difesa per non affrontare il dolore. Il confronto con i coetanei sul tema della perdita è particolarmente arduo anche se il gruppo può costituire un valido punto di supporto. Questa esperienza cambierà radicalmente il modo di pensare, di sentire e di relazionarsi dell’adolescente se verrà adeguatamente supportato nel percorso di esplorazione della perdita. Erroneamente si tende a sollecitare il giovane a sopportare il dolore, ad essere di sostegno al genitore superstite, non comprendendo che in questo modo si inibisce la possibilità di chiedere aiuto, di vivere la perdita e di esprimere le emozioni ad essa connesse. La presenza di una figura adulta solida costituisce un supporto fondamentale per aiutare l’adolescente a riconoscere e a confrontarsi con sentimenti nuovi e dolorosi senza per questo sentirsi svalutato o sminuito. L’adolescente pur essendo reticente ad affrontare la perdita ha bisogno di essere rassicurato sul fatto che le emozioni che prova sono normali e comuni a tutte le persone, deve essere incoraggiato ad esprimerle e avere la possibilità di fare domande. Parlare della persona deceduta è un modo per tenere aperta la porta del dialogo su chi non c’è più, accompagnandolo allo stesso tempo a riprendere la vita di sempre. L’obiettivo è aiutare il giovane a rendersi conto che non vi è alcun motivo per vergognarsi del dolore, l’esperienza del lutto è  un modo di crescere prima rispetto ai coetanei, prendendo coscienza di essere una persona dotata di sensibilità. Quando l’adolescente manifesta invece alcuni comportamenti duraturi, come depressione, disturbi del sonno, basso rendimento scolastico, uso di droghe o disturbi del comportamento alimentare è fondamentale monitorarlo e chiedere l’aiuto di uno specialista, poiché probabilmente sta incontrando delle difficoltà nel metabolizzare il lutto.

La perdita di un genitore per un bambino è un evento particolarmente tragico e duro da affrontare, poiché non è dotato di strutture mentali e affettive tali che gli consentono di fare fronte ad una situazione così travolgente. L’effetto della perdita sulla sua vita mina il senso di sicurezza come una crepa che si apre nella sua percezione del mondo costituito dai genitori percepiti come figure invincibili. Essere sinceri ed onesti con il bambino  è di fondamentale importanza, il momento dell’annuncio deve essere fatto in presenza del genitore superstite o/e di una figura significativa, sottolineando che il genitore è morto e non tornerà mai più. Il bambino pur essendo piccolo è in grado di comprendere il concetto della morte e della perdita grazie al supporto di un adulto che lo aiuti nella lettura della realtà. Essere sinceri è fondamentale anche quando il bambino è arrabbiato o addolorato e quando tende e a negare la realtà. A volte può credere di essere la causa della morte del genitore o che se si fosse comportato in modo diverso non lo avrebbe abbandonato. Inoltre può avere paura che anche il genitore in vita possa morire, quindi è fondamentale rassicurarlo che questo non avverrà. La figura di un adulto di riferimento lo supporterà nell’espressione del dolore senza lasciarlo da solo ad affrontare questo urto emotivo e lo aiuterà ad interpretare le emozioni vissute. Garantire affetto e comprensione è l’unico modo per superare questo evento, facendo i conti con la sofferenza. I bambini più piccoli che ancora non sono in grado di parlare con chiarezza appaiono confusi e non sempre capiscono cosa sta accadendo, possono adottare comportamenti regressivi e non volersi separare dal genitore rimasto. Non di rado provano rabbia per il genitore morto poiché si sentono abbandonati e non riescono a darsi una spiegazione. Dire al bambino la verità e rassicurarlo nell’esplorazione delle emozioni dolorose è il modo più adatto per accompagnarlo ad attraversare la sofferenza.

Bibliografia:

E. Kubler Ross, La morte e il morire, Cittadella Editore 2013

31 Responses to La morte di un genitore: nulla sara’ piu’come prima
  1. margherit Rispondi

    ho 72 anni con la morte dei miei genitori se ne è andata gran parte della mia vita che non ho più recuperato

  2. raf Rispondi

    Io ho perso mio padre dopo una lunga malattia ma mi va di pensare che e sempre vivo

  3. Roberto Rispondi

    ho perso mio padre che aveva solo 60 anni proprio quando la vita lo stava per ripagare di tutti i sacrifici fatti…

    • Paolo Rispondi

      Ciao Roberto… Mio padre aveva 59 anni quando ci ha lasciati.. Il dolore che provo ancora dopo 3 anni è più leggero… Ma è ancora molto forte e non penso andrà via.Non si può dimenticare chi ti ha dato la vita.. Ci si abitua solo della sua assenza ma niente di più..

      • valeria Rispondi

        Il 9 novembre 2016 giorno del tuo post ho perso mia madre.. e i giorni precedenti..anche quelli sono stati terribili..e forse è il ricordo della estrema sofferenza di mamma che mi fa più male di ogni altra cosa. Nessuno dovrebbe soffrire così grandemente, men che meno lo meritava lei.. Non avrei mai voluto che se ne andasse, ma mai e poi mai in questo modo tragico. Fa un male cane. Ho voglia di averla ancora qua, di vedere i suoi occhi che cercano i miei. Giorno 11 novembre 2016, dopo soli due giorni, ho perso anche il papà. E io vorrei anche lui qui, insieme alla mamma, vorrei poterli abbracciare, toccare, parlare con loro, ascoltarli mentre parlano o litigano. Perdere i genitori alla mia età (47) forse è peggio di quando li si perde con qualche anno in meno..sei meno consapevole..forse..sei più giovane e incosciente..forse..e poi hai ancora molti anni da spendere..più tempo per investire in un futuro in cui i tuoi genitori non ne faranno più parte..forse.. Questo Natale appena trascorso non mi ha fatto male quanto il 31 dicembre..ho dovuto salutare un anno in cui i miei genitori c’erano, e ci sono stati per 11 mesi, per accogliere un nuovo anno in cui avevo l’assoluta certezza della loro assenza definitiva.

        • Graziano Rispondi

          Non ti conosco ma mi dispiace tantissimo,io ho perso la mamma due giorni fa aveva 93 anni ma era la mamma…un forte abbraccio

  4. patrizia Rispondi

    ho 53 anni,ho perso un mese fa mia mamma improvvisamente, avevamo pranzato e riso insieme durante la settimana, è stato uno shock, mi è come scomparsa dal nulla. sono figlia unica e mi sento un vuoto orribile intorno ma cerco di guardare avanti e non guardare indietro, entrare in casa dei miei genitori è doloroso…spero che il tempo mi guarisca questo dolore
    Patrizia

    • Graziano Rispondi

      Anchio ho perso la mamma due giorni ho 65 anni ma fa tanto male.un abbraccio di cuore

  5. fabio Rispondi

    ho 52 anni ho perso mia mamma un mese fa era uscita da lla riabilitazione per la frattura del femore dopo 5 giorni è stata ricoverata in pronto soccorso per un peggioramento apparentemente inspiegabile ma poi scoperto dovuto a infezione gli sono stato sempre vicino in ospedale in quei giorni è stato per me durissimo ancora hondavanti agli opcchi quei giorni di sofferenza e spero che gli sia stata di sollievo la mia presenza ancora il dolore è troppo forte noniostante l’età sento un profondo vuoto e un senso di colpa pensando che forse se avessi avuto l’intuito di portarla prima n ospedale senza ascoltare i meidci magari si sarebbe salvata

  6. roberta Rispondi

    Mia madre è morta a 93 anni in seguito ad un tumore al pancreas. L’ho assistita fino ai suoi ultimi attimi di vita, la stavo alzando e se ne è andata. Non ha sofferto. Per fortuna. Siamo vissute sempre insieme e ora in casa il silenzio è assordante. Non ho la forza neppure di spostare un oggetto toccato da lei. I primi mesi sono trascorsi così, non ho la cognizione di nulla, ero sotto antidepressivi e tutto mi arrivava attutito, come se non fossi più capace di provare dolore e i ricordi li scacciavo. E’ trascorso quasi un anno, e il ricordo della sua morte, pure quasi naturale nonostante la grave malattia mi ossessiona, rivedo i suoi occhi, temo di morire anch’io. Finchè i genitori ci sono, soprattutto la propria madre, ci si sente quasi immortali, il pensiero della morte lo scacciamo, lo rimandiamo. Ma quando non ci sono più, quel terribile momento è sempre in agguato e loro non ci saranno, a proteggerci. Non sono credente e dunque la religione non può nulla, per me. Non credo ci sia un’altra vita oltre questa perché sono certa che se ci fosse mia madre sarebbe tornata pur di essere accanto a me, lei non voleva lasciarmi e non voleva morire. E nessuno è mai tornato. Non provo i sentimenti di rabbia di cui si parla ma, casomai, avverto una grande stanchezza mentale e mi sento sgomenta di fronte al futuro, pure per poco che ne avrò. I ricordi mi provocano pianto e non dolcezza. Non credo riuscirò mai a metabolizzare la sua perdita, anche se ineluttabile nell’arco della vita e anche se per me è arrivata tardi.

    • Gianvi Rispondi

      Gianvi
      Anch’io ho perso mia madre Di 93 anni il 20 gennaio 2017 ed anch’io provo le stesse sensazioni. Molti dicono che la perdita del genitore rientra nell’ordine naturale delle cose e che io sono stato fortunato per averla avuta per tutto questo tempo, a parte l’ultimo anno in buone condizioni di salute e che, comunque, e’ passata a miglior vita e che la lassù’ ci guarderà’ e ci proteggerà’, ma la verità’ d’ che quando un dolore e’ talmente grande non c’e’ età che possa giustificare la perdita di una persona amata. Nella mente sento ancora tutte quelle parole che mia madre diceva pervade da infinita dolcezza soprattutto nell’ultimo periodo quando la lucidità’ la stava abbandonando. Credo sarà’ una tristezza infinita che mi accompegnera’ per il resto dei miei giorni. Mi ricordo una targhetta dove stava scritto: due cose non ti abbandoneranno mai l,’occhio di Dio che ti vede sempre e il cuore della mamma che ti segue sempre. Questo ormai mi manca e mi fa sentire un gran vuoto.

  7. dario Rispondi

    Ho perso prima mia madre a 29 anni poi mio padre dopo 18 mesi, non ho mai accettato la loro scomparsa, e non so se riuscirò a farlo, sento che li sto deludendo e sto cercando in tutti i modi di renderli fieri di me, so di avere grandi conflitti dentro di me, qualcuno l’ho risolto, altri non riesco nonostante abbia una grande forza di carattere, dovrò farmi aiutare a sorpassare questo blocco, perché non vivo bene, so che posso farcela, ho una sorella che si preoccupa e mi aiuta, ma io vorrei avere una mia vita finora negata, per essere io il perno principale ed aiutare lei, la vita mi ha regalato tanta sofferenza e poche gioie finora, ma sot lottando per avere anche io un posto nel mondo, i miei genitori che ho amato più di me e che amo ancora di più, vivono dentro di me, forti e pensanti che un giorno li raggiungerò sapendo che un giorno anche io avrò finalmente una vita da vivere non questo calvario, ho pensato anche all’estrema ratio, ma avendo fatto delle promesse ho pensato che dovrei onorarle ed è questo che mi manda avanti, nonché la mia cagnetta per come una figlia che mi la speranza, non riesco a sognarli io credo molto nei sogni perché i miei sono premonitori, e mi danno segnali forti, vorrei sognarli di nuovo, mi sentirei ancora con loro, rivivere uno scorcio della mia vita con loro quando ero ancora adolescente sarebbe bellissimo, per ricordarli sempre sto scrivendo un libro, spesso mi metto nello stato di piangere perché così li sento più vicino, come stasera mentre sto scrivendo, anche se non ci sono più fisicamente sono con me sempre come corpo celeste mi guidano e a volte mi danno die segnali, infatti penso che il mio senso senso molto spiccato sia guidato dal loro spirito per darmi segnali di proseguire il mio cammino e di trovare la mia strada, la cosa che mi fa più male è che non avuto il coraggio (e per questo mi odio) di dirgli quanto gli volevo bene e quanto ne voglio adesso, chissà se mi sentono quando urlo l’amore che provo per loro, spero di si, perché adesso mi sento a pezzi e vorrei incontrarli per dire loro VI COGLIO TANTO BENE E VE NE VORRO’ SEMPRE!! un giorno ci rivedremo e passeremo ore ed ore a parlare e a recuperare il tempo perduto..

  8. mery Rispondi

    ho perso mia mamma quando avevo ancora tanto bisogno di lei , io avevo 37 anni , lei era il mio punto di riferimento , si viveva in simbiosi, e’ stata una grande perdita un grande vuoto mi ha investito , mi rimaneva solo lei visto che il papa’ l’ho perso quando avevo solo 20 anni. nonostante fossi gia’ sposata con 2 figli la perdita di mia mamma e’ stata una tragedia per me, sono trascorsi 20 anni e la sua mancanza si fa ancora sentire , i primi anni sono stati difficili da superare poi il tempo forse attutisce la ferita ma non la rimargina , sono trascorsi questi anni ma mi ritrovo spesso a pensare a come sarebbe se lei fosse con me………..

  9. Matteo Rispondi

    Ho perso mio papà, All’età di 11 anni. Mia mamma non mi ha mai quasi parlato, e sono cresciuto con tante insicurezze,andavo male a scuola non socializzavo e a poco a poco negli anni seguenti, ho smesso anche di uscire con quelli che all’epoca consideravo miei amici, a casa uguale, mi sarebbe piaciuto avere qualche amico vero, forse lo avevo ma ero un bambino un po ingenuo, e per il mio trauma avevo molta paura ad aprirmi agli altri. Oggi ho il doppio degli anni, la situazione non è cambiata molto, a volte ci sono giorni che mi trovo a piangere senza un motivo, penso anche di avere delle sofferenze esistenziali, fin da piccolo cercavo di essere diversoato Io comunque di mio sono sempre stato riservato ancora quando avevo mio padre, poi in eta adolescenziale ho capito che piano piano stavo cambiando, nell’intervallo delle ore di scuola mi veniva la nausea e attacchi di panico a pensare di stare con tutte quelle persone, in quel periodo mi ero isolato da tutti, e tornando a scuola dopo tanto tempo e avendo passato tatoo tempo da solo non ero più abituato fisicamente e mentalmente, di fatti me ne andai dopo qualche mese. Andando a trovare i parenti poi era una tortura dover spiegare “cosa fai a scuola?” i miei cugini eccellevano nei loro studi, mentre io non portavo mai a termine qualsiasi cosa facessi. Mia mamma con gli anni non è cambiata, mio padre ormai non mi manca più, ma sento che ho delle “lacune affettive”. Certi giorni non mi frega veramente di nulla e vorrei sparire senza lasciare traccia e ricordi di me, però ho una passione che è la musica che non son sono ancora riuscito ad attuare per mia volontà. Questo lenisce qualche mia giornata, in giro mi sono sentito dire, sei un bravo ragazzo,un ragazzo d’oro, hai un sacco di buone qualita ma penso che probabilmente il mio atteggiamento suggerisce questo, ma io conosco l’oscurità che c’è in me, quelle poche volte che ho provato a parlare con mia mamma non è servito a nulla, considera quello che dico come una lamentela. Vi faccio un esempio delle persone con cui vivo, mio fratello e solito fare festa, dopo una andata male per il comportamento degli ospitati a casa (tutti ragazzini tra i14 e 16 anni) alla festa successiva alle persone invitate non gli si dice gentilmente come comportarsi, si chiude la porta con fil di ferro per non farli salire al piano di sopra per non fare danno. (le chiavi della porta le avevo io ma gli ho risposto a mia mamma di parlarci e di chiedere di comportarsi entro certi limiti che una festa comporta) questo non è stato fatto. Sono più episodi che in vari anni si sono succeduti, io non mi sento in una famiglia, e appena posso me ne andrò da tutto questo.

    • Ale Rispondi

      Ciao matteo, Io sono alessandra, ho la tua eta e ho perso un genitore anche io a 12 anni. Se vuoi non esitare a cercarmi!

      • Miki Rispondi

        Ciao Ale, ho un figlio di 14 anni è uno di 20… Il mio ex marito, malato da 7 anni, tumore al mediastino, sta peggiorando molto …e temiamo che questa volta perda la sua dolorosa battaglia. Gli sono comunque molto legata ma sono preoccupata per mio figlio più piccolo, non so , se succederà il peggio, come gestire al meglio la situazione. Tu hai perso un genitore quando eri piccola.. Forse puoi aiutarmi …

      • Matteo Rispondi

        Ciao Alessandra, volentieri, possiamo sentirci

    • Albi Rispondi

      Ciao Matteo,
      ho perso mia mamma a 11 anni , devo dire che i primi momenti mi sono sentito perso e molto arrabbiato con il mondo intero, poi piano piano mi sono ripreso.
      Devo dire che hai ragione affermando che la morte di un genitore porta senso di smarrimento e di vuoto e ti fa maturare piu’ in fretta rispetto ai tuoi coetanei , forse ti rende anche piu’ solitario e introverso.
      Anche a me hanno affibbiato l’etichetta di ragazzo d’oro, forse perché non riuscivo ad esprimere i miei veri sentimenti.
      Ora di anni ne ho 45 e quello che ti posso consigliare e’ di vivere la tua vita senza badare alle opinioni degli altri, buttati in cio’ che consideri giusto vivere..Tieni conto pero’ che anche tua madre e tuo fratello hanno sofferto e ognuno questa sofferenza la vive alla propria maniera.
      Cerca di perdonarti e di perdonare gli altri tuoi familiari, parla con loro.
      LA VITA VA VISSUTA FINO ALL’ULTIMO, anche se dolorosa l’esperienza della morte di tuo padre alla fine vedrai ti servira’ a crescere come persona se la inquadrerai nella giusta maniera.
      Ci vuole tempo non mollare… forza e coraggio vedrai che ce la farai !
      Ciao

  10. Massimo Rispondi

    Anche mia madre è deceduta 20 giorni fà…e dalla mia e dalle altre esperienze ho capito che prima capisci e accetti la morte,parlandone e vivendola in vita,tanti rimpianti non ci sarebbero…Grazie Mamma.

  11. Romi Rispondi

    Mio Padre è mancato all’improvviso, fino ad un’ora prima era vigile e sveglio e poi a nulla sono valsi i soccorsi per riuscire a salvarlo.
    Ho 52 anni, sto vivendo il trauma quotidianamente con fasi altalenati e confuse, mi aiutano i fiori di Bach, e il sonno dove spero di poterlo incontrare.
    Mi è difficile continuare, ma il suo ricordo mi aiuta a non mollare, penso che sarà in me fino all’ultimo mio respiro, un abbraccio a tutti!

  12. Lilly Rispondi

    ho tanta paura. vivo l’angoscia quotidiana a fasi alterne e con il cuore in gola. Vi leggo perchè non so che altro fare.ho bisogno di appartenere a qualcosa,ho bisogno di sentirmi gruppo. Papà sta molto male. Ha 82 anni,quest’estate era ancora forte. poi non so, l’inverno inesorabile e tutto il resto. Ci sono tante cose che vorrei fare ancora con lui, ma in qualche modo so che il tempo non mi aiuta.

  13. Tuo figlio Rispondi

    Ho perso mio padre da un mese, aveva 83 anni, ha avuto un’esistenza dignitosa ed appagante. Ritengo sia stato fortunato, ė giunto oltre l’età media di un uomo e la salute lo ha accompagnato per il corso dell’esistenza… fatta eccezione per gli ultimi venti giorni nei quali una polmonite acuta non gli ha dato scampo.
    Tuttavia, sebbene ritenga che con lui la morte non sia stata un evento crudele ed ingiusto, il dolore che provo mi attraversa il corpo, ė un tormento sconfinato. Non farò nulla per attenuare la sofferenza, ma la custodirò nella mia anima quale memoria di un uomo che ho amato, ammirato e rispettato.
    Mi reco a trovarlo ogni fine settimana… e me ne sto dinnanzi alla tomba felice di essere in sua compagnia. E’ mio padre, la morte è poca cosa rispetto al mio sentimento che vivrà eterno.

  14. Francy Rispondi

    Ho 46 anni. I miei genitori hanno 79 anni. Papà ha da dieci anni una malattia degenerativa. Sta molto male. La malattia me lo sta portando via lentamente. La sua sofferenza è troppa, ed io non sto accettando tutto questo. Sto leggendo i vostri commenti per trovare aiuto. Sto soffrendo terribilmente e lui pur non essendo più in grado di parlare, mi guarda, sento il suo amore e la sua pena vedendo sua figlia così sofferente.
    Siamo un anima e un cuore noi due. Ho paura. Ho paura di non farcela a sopportare il distacco. Mi sento un pugnale in mezzo al petto.
    Papi…..aiutami.

    • Arya Rispondi

      Ero come te, ho vissuto per anni e anni con l’angoscia di perdere i genitori. Mia madre aveva veramente tanti problemi di salute e io da 5 anni abito all’estero. Nell’arco di un anno e mezzo ho perso prima lei e poi mio padre. E’ un grande dolore e in certi momenti si fa davvero pesante, ma per molti versi stavo peggio prima. Sapere che non soffriranno più è un sollievo anche se non li avrò più con me.
      Un abbraccio a tutti.

  15. FB Rispondi

    Ho 55 anni ed ho perso mio padre il 14 gennaio all’eta’di 87 anni sto scrivendo con le lacrime agli occhi, ripenso spesso agli ultimi giorni passati insieme, nonostante la malattia lo stesse rendendo più debole giorno dopo giorno, non voleva arrendersi….voleva essere portato fuori con la carrozzella, fino a due giorni prima. Penso che gli ultimi 10 mesi della sua vita siano stati importanti per riscoprire come padre e figlia. Conoscere mio padre nel dolore mi ha fatto apprezzare la sua forza,il suo coraggio, ma anche la sua estrema adattabilità e pazienza qualita’ che solo in parte conoscevo. Ora lo sento vicino a me e questo mi aiuta molto. Ti voglio bene babbino

  16. serena Rispondi

    ho 47 anni, ho perso la mamma 3 giorni fa, si è ammalata improvvisamente e in un mese se ne è andata, lei era il mio faro, la mia confidente, il mio porto sicuro… ho un dolore così forte che è diventato anche dolore fisico… mi sento tornata bambina e non so come andare avanti, anche se sono adulta, anche se ho un compagno e buoni amici, mi sento così sola, come si fa a superare tutto ciò…

  17. massimo Rispondi

    ho perso la mamma il 17 febbraio 2017 ho 54 anni e il senso di vuoto enorme che provo diventa sempre piu assordante

  18. MARIO Rispondi

    ho perso mia madre quando avevo solo 11 anni con un evento tragico essendo presente, mio padre lavorando all’estero è rientrato quando ne avevo 22 ed in questi anni lo vedevo solo durante le vacanze, nessun supporto di adulti e questa cosa mi ha segnato profondamente tanto da non aver voluto sposarmi, ho avuto una serie di relazioni ma nessuna mai è riuscita a scalfire il muro, paura dell’abbandono e la sensazione di essere solo al mondo.tutti i giorni penso a mia madre e come tutto sarebbe diverso se solo lei ci fosse stata, difficile da comprendere tutto ciò

  19. angela Rispondi

    mamma è morta domenica abevo da poco finito l’aspettativa 2 anni vissuti in simbiosi io madre lei figlia aveva il morbo di alzahaimer non mi riconosceva ma io parlavo e le dicevo cose mai dette ero tornata a casa io che ero sempre stata lontana questo è il suo ultimo dono e ora mi manca le cantavo la sua canzone preferita parlami d’amore mariu e i suoi occhi verdi mi fissava stupiti . Non sono più figlia e mi sento persa a 58 anni annaspo sbando eppure sono moglie e madre ma ho perso forza e sicurezza angela .

  20. Adelaide Rispondi

    Ho perso mia mamma lo scorso novembre il 14 novembre 2016 per esattezza ,aveva 45 anni . In TV e nei giornali l’hanno definito un incidente , io lo chiamo con il suo vero nome… omicidio stradale . Una mattina mi sono alzata sono andata in camera di mia mamma le ho dato un bacio perché ancora dormiva e sono andata a lavoro salutandola : ” ci vediamo stasera Mami ” , non ho più visto mia madre , l’hanno uccisa mentre camminava tranquilla su un marciapiede a poco più di 100 metri lontano da casa , in una sera di novembre . Io lavoro a dieci metri più in là dal luogo dove mia mamma ha perso la vita e quella sera passai da quella strada e vidi il caos , le persone in lacrime , la polizia ,i vigili del fuoco , ambulanze , giornalisti … e non capivo poi ho capito quando tutti si sono avvicinati a me con visi sconvolti . Ho ancora dentro la mia testa le mie urla quella sera , ho quella notte orribile stampata in testa che si ripete ogni volta che passo in quella strada , ho ancora il ricordo di me che torno a casa sorretta senza il coraggio di dirlo ai miei fratelli più piccoli e a mio padre . La mia vita , la nostra vita è stata distrutta , da quel giorno , niente è come prima , vado avanti grazie a psicofarmaci e provo una rabbia immensa e un dolore così grande che mi lacera dentro , non so quanto io possa andare avanti così . Oggi compio 22 anni , non ho avuto mia madre accanto e non l’avrò più nemmeno nei prossimi compleanni , quando mi sposerò ,quando prenderò la laurea , quando diventerò mamma e questo mi fa sentire malissimo . Mia madre non ha potuto vivere la sua vita felice è stata strappata alla vita senza meritarselo e non è giusto . Ci sentiamo e mi sento incredibilmente persa , stanca di vivere in questo modo con questo immenso dolore dentro .

  21. elena Rispondi

    Ho perso mio papà il 21 agosto dopo un calvario durato oltre un anno e mezzo a causa di un intervento chirurgico andato male. Non riesco a darmi pace del fatto che se non si fosse fatto operare ora ci sarebbe ancora. Mi manca tantissimo perchè per me era la mia guida, la mia luce ed il dolore che provo in questi giorni è devastante. Mi sembra di non aver fatto abbastanza per lui e di non essere riuscita a strapparlo alla morte. E’ una sensazione bruttissima che ti chiude lo stomaco e non ti fa respirare

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