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Dal conflitto irrisolto alla crisi di coppia: fattori che determinano la fine di una relazione

Roma 23 gennaio 2019

 

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta

 

Ogni coppia durante il proprio ciclo di vita si confronta con momenti di crisi che riesce ad affrontare efficacemente se nel tempo ha sviluppato un insieme di strumenti che garantiscono un alto livello di qualità del rapporto. Alcuni autori (Snyder 1979, Beach e O’Leary 1985) identificano la qualità della relazione come il risultato della combinazione di comunicazione, accordo, percezione di supporto, gestione del conflitto, altri (Fincham e Bradbury 1987, Huston, Michale e Crouter, 1986)  ritengono che sia riconducibile a una valutazione globale negativa o positiva dell’unione. Infine gli studi più recenti identificano il benessere della coppia non come due opposti che si contrappongono (felicità e infelicità coniugale) ma concepiscono la qualità di una relazione come un costrutto formato da dimensioni positive e negative indipendenti piuttosto che in relazione ad una singola dimensione bipolare, positiva e negativa (Weiss e Heyman, 1997).

Le valutazioni che i partner possono esprimere riguardo alla via di coppia sono:

  • Valutazioni positive se sono coppie soddisfatte.
  • Valutazioni sia poco positive sia poco negative se sono coppie indifferenti.
  • Valutazioni molto positive e molto negative se sono coppie ambivalenti.
  • Valutazioni negative se sono coppie insoddisfatte.

Recenti ricerche hanno preso in considerazione non solo la qualità della relazione ma anche la stabilità, intesa come impegno e il rapporto tra queste due variabili. Per cui se aumenta la qualità, migliora anche la stabilità ma non è detto che al contrario possa valere lo stesso principio poiché alcune relazioni, pur essendo stabili, sono caratterizzate da elevati livelli di conflitto e bassi livelli di soddisfazione. Un alto grado d’impegno reciproco o commitment consente di superare il conflitto e di migliorare il rapporto. Qualità e stabilità sono i fattori di base su cui s’innestano una serie di elementi che possono favorire lo sviluppo e il mantenimento delle relazioni o esporla a rischio di rottura. Tra questi, secondo Cigoli e Sabatini (2000), si annoverano:

  • Fattori cognitivi e affettivi: le credenze sulla coppia, l’idealizzazione reciproca, lo stile di attaccamento, il livello d’intimità costituiscono un ruolo protettivo fondamentale a sostegno sia della stabilità sia della qualità della relazione poiché sono l’espressione del patto di coppia, della capacità di perdonare l’errore e di individuare il valore dell’altro.
  • Fattori interattivi: sono la comunicazione e il conflitto, il primo costituisce il canale principale attraverso cui la relazione viene vissuta e grazie a cui si definisce il confine reciproco all’interno della coppia, il secondo circoscrive il perimetro all’interno del quale emerge la differente percezione che un partner ha dell’altro.
  • Fattori etici: commitment con cui s’intende l’impegno e la dedizione al rapporto attraverso cui si promuovono comportamenti a favore della relazione che consentono di aumentarne e di mantenerne sia la qualità sia la stabilità. Tra i comportamenti di commitment si rileva quello di accomodamento che è il risultato della decisione di reagire a comportamenti distruttivi in modo costruttivo, inibendo quelli negativi e cercando di metterne in atto di positivi. L’accomodamento ha un valore positivo se è il frutto di una dedizione volontaria alla relazione, finalizzata a creare e ricreare il legame altrimenti si traduce in un evitamento.
  • Fattori riguardanti le reti familiari ed amicali: il rapporto vissuto con le famiglie di origine costituisce un elemento fondamentale che condiziona la modalità di essere e di concepire la coppia.

Quando la coppia va in crisi

Roma 21 ottobre 2015

 

a cura del dott. Marco Salerno

 

A volte gli aspetti che hanno fatto innamorare di una persona, le sue qualita’, i suoi pregi assumono un’aura negativa, arrivano ad essere insopportabili fino al punto di generare una vera e propria insofferenza. Lo psicologo F. Walsh ha evidenziato attraverso i propri studi che la differenza tra una coppia funzionale ed una disfunzionale sta nel grado di collaborazione tra i rispettivi partner, le regole stabilite e il loro mantenimento determinano il grado di stabilita’ e di aggregazione della coppia. Uno degli elementi che possono determinare la crisi di coppia e’ una distribuzione asimmetrica nel potere all’interno della coppia. Tale condizione crea una condizione di stanchezza e un calo dell’attrazione e del desiderio sessuale. Inoltre la capacita’ di esprimere le proprie emozioni reciprocamente, favorisce un clima di coesione e di ascolto grazie a cui ognuno si sente libero di essere se stesso. La principale causa che Walsh ha identificato per determinare una separazione e’ la mancanza di capacita’ di problem solving, poiche’ i partner non riescono ad individuare il problema che li affligge e ad esprimere il conflitto per paura di incrementarlo e di non essere piu’ capaci di gestirlo alla lunga. Tale tipo di coppie possono evolversi in due differenti direzioni, o si allineano al fatto di andare d’accordo a tutti i costi, trasformandosi in una coppia che non comunica ma si adatta passivamente l’uno all’altro o diventano i peggiori nemici.

Il mal d’amore: perche’ scelgo sempre il partner sbagliato

Roma 6 settembre 2015 a cura del dott.Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma Se ti trovi a chiudere l’ennesima storia sbagliata, se credi di non trovare mai il partner adatto a te, se pensi che tutti gli uomini o le donne siano uguali e ti deludono sempre, questo articolo fa al caso tuo! Nell’era dell’amore liquido ( leggi art. sull’amore liquido http://goo.gl/G5rJ0W ), sembra diventato impossibile trovare un partner e vivere una relazione di lunga durata senza che questa, dopo l’innamoramento iniziale, si sgretoli sotto il peso della delusione. Parole come impegno, dedizione, fedelta’ e pazienza sono relegate ad un dizionario antico di cui non conosciamo piu’ il significato.  Ma perche’ accade tutto questo? Probabilmente perche’ non ti vuoi bene abbastanza.  Avverti quella sensazione di vuoto, che nessuno ti abbia mai capito fino in fondo, che devi sforzarti per avere qualcuno vicino e qualunque cosa tu faccia non basta mai, e’ il mal d’amore. L’origine di questi stati d’animo va rintracciata nel rapporto avuto con i genitori nell’infanzia. Lo psicologo Pier Pietro Brunelli descrive accuratamente questa dinamica,  sottolineando come alcuni genitori pur provvedendo ai bisogni materiali dei figli non sono in grado di sintonizzarsi sui loro bisogni affettivi profondi.

Come trasformare una coppia in crisi in una coppia sana

Roma 24 settembre 2013

A cura del Dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta umanistico integrato a Roma

Ogni coppia, anche la più solida, attraversa le sue tempeste dovute sia al naturale evolversi dei membri che la compongono sia alla presenza di eventi della vita con cui inevitabilmente si confronta ma soprattutto perché innamorarsi è facile ma  i sentimenti non sono sempre gli stessi, si modificano con il trascorrere del tempo. Viviamo in un contesto socio culturale che non facilita la comprensione di come tenere in vita una coppia ma ci bombarda di miti inarrivabili come l’esistenza del partner perfetto o dei partner che si completano a vicenda o peggio ancora che l’amore se è vero dura in eterno. Sfortunatamente viene omesso un dato fondamentale: una relazione funziona quando due persone si vedono realmente per quello che sono e non per
come vorrebbero essere.
“Devo restare o andare via?” Questa è la domanda che ci poniamo quando arriviamo al limite estremo di sopportazione. In alternativa possiamo anche rimanere e cercare di capire cosa effettivamente è possibile modificare nella relazione. Per fare questo devi partire da te stesso poiché non puoi controllare le azioni del tuo partner. In un momento di crisi dove entrambi vi accusate e siete pervasi da rancori e da acredine, metterti in discussione è sicuramente un lavoro duro ma è il primo passo da fare per iniziare a fare chiarezza. Ogni cambiamento prevede il coinvolgimento di entrambi i partner in modo attivo e duraturo, non ignorando però che quasi mai cambieranno in egual misura.
Piuttosto che respingere il tuo compagno/a, accusarlo, ignorarlo inizia ad abbassare le difese e a far emergere i sentimenti e le emozioni dolorose che fino ad oggi ti hanno accompagnato nella relazione. Molto probabilmente ti sentirai vulnerabile ma più farai spazio ai tuoi sentimenti e li accetterai più permetterai anche al tuo partner di fare lo stesso. Puoi provare a:
● descrivere i problemi più significativi della tua relazione senza esprimere giudizi e/o valutazioni
● identificare le emozioni più dolorose che accompagnano i problemi precedentemente descritti
● ammettere che questa relazione è dolorosa per te ora
● comprendere che anche il tuo partner potrebbe aver sofferto.