+393474661496 Via della Frezza 44, 00186 - Roma dottmarcosalerno@gmail.com

Come gestire la fine di una relazione con un narcisista

 

 

Roma 20 gennaio 2022

A  cura del dott. Marco Salerno

La relazione con un narcisista e’molto impegnativa poiché ha grosse difficoltà ad amare  poiché ha difficoltà ad amare se stesso. Non riescono a vedere il proprio partner come una persona autonoma con i propri bisogni ma lo considerano come una persona funzionale alle proprie esigenze e al loro bisogno di attenzione. Quando questo non avviene svalutano il partner o i figli poiché sono completamente incapaci ad identificarsi nell’altro e a considerare i suoi bisogni.  Molte persone sono attratte da un partner narcisista nonostante il dolore che poi infliggeranno loro poiché spesso si presentano come individui affascinanti e disponibili che illusoriamente influenzano la loro autostima. Di solito la preda di un narcisista e’ una persona empatica, sensibile, propensa al sacrificio per gli altri, empatica e poco incline a prendersi cura di sé. A volte sono persone bisognose di una guida, insicure ed incapaci di stare da sole ( e non sole), dipendenti affettive.  Il narcisista invece dopo una fase iniziale di forte ed apparente coinvolgimento iniziano a provare una forte paura dell’abbandono, si sentono vulnerabili pur non mostrandolo, controllano la relazione e reagiscono con il silenzio prolungato dopo un litigio. Le loro relazioni possono essere teatrali ed istrioniche o altre volte silenziose al solo scopo di catturare l’attenzione del partner. I narcisisti si innamorano rapidamente (love bombing) ma perdono tale desiderio in breve tempo attuando prima una critica continua della vittima (svalutazione) per poi  eliminarla dalla loro vita senza tener conto delle conseguenze ( scarto).

Le vittime di un narcisista possono essere individui dalla personalità differente per cui non e’ semplice riconoscere di trovarsi di fronte ad un narcisista. Il segnale più rilevante che aiuta a riconoscere che ci si trova di fronte ad un narcisista e’ il rifiuto assoluto a lasciare che il partner contribuisca a determinare la relazione. L’unico che deve definire e orientare la relazione e’ solo lui, il narcisista. Un altro elemento che aiuta a riconoscere di essere in presenza di un narcisista e’ la sottile e continua manipolazione che attua al fine di isolare la vittima dai propri contatti sociali. Comprendere il ruolo che si ha in una relazione con un narcisista e’ fondamentale per iniziare il processo di decontaminazione e di liberazione. Questo aiuta ad attribuire un ruolo ai due componenti della coppia, a riconoscere le dinamiche comportamentali e i tratti caratteriali che contraddistinguono vittima e carnefice. Riconoscere che il partner narcisista deve alimentare continuamente un senso grandioso e fragile di se’ che cela un profondo senso di inadeguatezza e l’assenza di amore per se stesso. Il passaggio dal sentirsi vittima passiva a persona consapevole di stare in relazione con una persona che sfrutta gli altri si basa sulla necessità di costruire dei limiti fermi ed invalicabili. Solo lo stabilire dei confini chiari, consente di far sapere all’altro il proprio valore. Prendersi del tempo per ritrovare i propri valori, e obiettivi e’ indispensabile per iniziare a fare a meno dell’altro nel processo di rafforzamento della propria autostima. Sei tu l’artefice della tua vita e non puoi mettere nelle mani dell’altro il compito di stabilire il tuo valore. Questo processo aiuta a creare il coraggio che aiuta ad interrompere ogni rapporto con un partner narcisista. Il no contact non ha come obiettivo di colpire il narcisista ma di proteggere chi ha avuto una relazione con lui e di avviare il processo di ricostruzione di sé.

Chiudere  la relazione con un narcisista e’ un processo doloroso e molto faticoso, una vera e propria battaglia con i mulini a vento poiché il narcisista evita ogni confronto ed ogni contatto con le emozioni, e’ sempre pronto a criticare l’altro e a non mettersi mai in discussione.  Quando si decide di lasciare un narcisista si innesca un meccanismo che all’inizio puo’  sembrare difficile da arginare, poiché il narcisista non ama perdere ed essere lasciato ma vuole lasciare. Promette che cambierà  o che  il partner non ce la fa a vivere senza di lui o che non troverà nessuno come lui. Quando finalmente il partner riesce a chiudere ogni contatto con il narcisista e’ bene non farsi convincere dagli ulteriori tentativi che mette in atto per tentare di riconquistare la vittima (manipolazione). Un ultimo problema e’ costituito dai ricordi piacevoli che possono riemergere, generando nostalgia, rimpianto e confusione emotiva. Il ricordo di quando la relazione nella fase iniziale sembrava essere piena d’amore, potrebbero ingenerare confusione ma e’ bene tenere a mente che quei complimenti non erano sinceri ma solo una strategia per adescare il partner. Per non farsi intrappolare dai momenti di nostalgia e’ importante ricordare tutte le offese, le menzogne, i sensi di colpa e le aggressioni subite, le quali non esistono in una relazione sana e reciproca.

 

Bibliografia:

Beck O., Manipolazione affettiva 2.0,

Dal conflitto irrisolto alla crisi di coppia: fattori che determinano la fine di una relazione

Roma 23 gennaio 2019

 

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta

 

Ogni coppia durante il proprio ciclo di vita si confronta con momenti di crisi che riesce ad affrontare efficacemente se nel tempo ha sviluppato un insieme di strumenti che garantiscono un alto livello di qualità del rapporto. Alcuni autori (Snyder 1979, Beach e O’Leary 1985) identificano la qualità della relazione come il risultato della combinazione di comunicazione, accordo, percezione di supporto, gestione del conflitto, altri (Fincham e Bradbury 1987, Huston, Michale e Crouter, 1986)  ritengono che sia riconducibile a una valutazione globale negativa o positiva dell’unione. Infine gli studi più recenti identificano il benessere della coppia non come due opposti che si contrappongono (felicità e infelicità coniugale) ma concepiscono la qualità di una relazione come un costrutto formato da dimensioni positive e negative indipendenti piuttosto che in relazione ad una singola dimensione bipolare, positiva e negativa (Weiss e Heyman, 1997).

Le valutazioni che i partner possono esprimere riguardo alla via di coppia sono:

  • Valutazioni positive se sono coppie soddisfatte.
  • Valutazioni sia poco positive sia poco negative se sono coppie indifferenti.
  • Valutazioni molto positive e molto negative se sono coppie ambivalenti.
  • Valutazioni negative se sono coppie insoddisfatte.

Recenti ricerche hanno preso in considerazione non solo la qualità della relazione ma anche la stabilità, intesa come impegno e il rapporto tra queste due variabili. Per cui se aumenta la qualità, migliora anche la stabilità ma non è detto che al contrario possa valere lo stesso principio poiché alcune relazioni, pur essendo stabili, sono caratterizzate da elevati livelli di conflitto e bassi livelli di soddisfazione. Un alto grado d’impegno reciproco o commitment consente di superare il conflitto e di migliorare il rapporto. Qualità e stabilità sono i fattori di base su cui s’innestano una serie di elementi che possono favorire lo sviluppo e il mantenimento delle relazioni o esporla a rischio di rottura. Tra questi, secondo Cigoli e Sabatini (2000), si annoverano:

  • Fattori cognitivi e affettivi: le credenze sulla coppia, l’idealizzazione reciproca, lo stile di attaccamento, il livello d’intimità costituiscono un ruolo protettivo fondamentale a sostegno sia della stabilità sia della qualità della relazione poiché sono l’espressione del patto di coppia, della capacità di perdonare l’errore e di individuare il valore dell’altro.
  • Fattori interattivi: sono la comunicazione e il conflitto, il primo costituisce il canale principale attraverso cui la relazione viene vissuta e grazie a cui si definisce il confine reciproco all’interno della coppia, il secondo circoscrive il perimetro all’interno del quale emerge la differente percezione che un partner ha dell’altro.
  • Fattori etici: commitment con cui s’intende l’impegno e la dedizione al rapporto attraverso cui si promuovono comportamenti a favore della relazione che consentono di aumentarne e di mantenerne sia la qualità sia la stabilità. Tra i comportamenti di commitment si rileva quello di accomodamento che è il risultato della decisione di reagire a comportamenti distruttivi in modo costruttivo, inibendo quelli negativi e cercando di metterne in atto di positivi. L’accomodamento ha un valore positivo se è il frutto di una dedizione volontaria alla relazione, finalizzata a creare e ricreare il legame altrimenti si traduce in un evitamento.
  • Fattori riguardanti le reti familiari ed amicali: il rapporto vissuto con le famiglie di origine costituisce un elemento fondamentale che condiziona la modalità di essere e di concepire la coppia.