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Come affrontare un manipolatore seriale

Roma 31 luglio 2014 A cura del dott. Marco Salerno Il manipolatore seriale è una persona (può essere sia un uomo che una donna) che aggredisce e critica verbalmente la propria vittima, la sua interazione relazionale è un gioco il cui esito è sempre quello di mettere l’interlocutore nella condizione di soddisfare le proprie richieste facendo leva sul senso di colpa, il vittimismo e la menzogna  (lose-lose situations). Quando si incontra un manipolatore seriale, si avverte una sensazione di confusione, non si ha chiaro quale comportamento adottare per paura di essere criticati, ci si sente come in un vortice di emozioni indefinite, svuotati della propria energia.  I narcisisti sono i manipolatori seriali più diffusi,  non sono capaci di empatizzare con le persone e di riconoscere le emozioni. Sono esclusivamente focalizzati su di sé, sui loro bisogni e desideri come un bambino di due anni che chiede attenzione continuamente. A volte assumono un comportamento particolarmente seduttivo e carismatico, strumentale a soddisfare le loro necessità.

Liberarsi dalla manipolazione e dalla dipendenza affettiva: gruppo di aiuto a Roma

Il Dott. Marco Salerno e la Dott.ssa Ilaria Monticone conducono esclusivamente a Roma dal  14 marzo 2014, il gruppo di aiuto per liberarsi dalla manipolazione relazionale e dalla dipendenza affettiva.

 

Le persone affette da dipendenza affettiva sono terrorizzate di perdere chi amano, poiché lo considerano l’unica persona che può donare loro amore e affetto.  I dipendenti affettivi chiedono amore a chi non lo sa dare, dedicano la loro vita a soddisfare le richieste del manipolatore e rinunciano a ogni bisogno e desiderio pur di essere amati. La relazione che si instaura tra dipendete e manipolatore affettivo è un circolo vizioso che può essere interrotto solo quando il dipendente affettivo recupera l’autostima, inizia ad ascoltare le proprie emozioni e soprattutto impara a sentirsi finalmente una persona degna di essere amata che non ha bisogno di elemosinare amore. L’esperienza della manipolazione affettiva devasta chi la vive che si sente sempre meno adeguato e capace di affrontare la vita, facendo dipendere il proprio valore dal giudizio del manipolatore. Il manipolatore affettivo può essere il partner, o un familiare, un amico, un collega di lavoro che “utilizza” il bisogno di affetto della propria vittima suscitando in lei il senso di colpa, criticandola e aggredendola costantemente quando le sue richieste non vengono soddisfatte. Questo comportamento alla lunga scardina l’autostima della vittima, la quale si sente sempre meno adatta e degna di essere amata. Le conseguenze di questa spirale distruttiva sono devastanti per il dipendente affettivo che sviluppa una serie di sintomi, sia psicologici sia fisici come aggressività, ansia, paura della solitudine, tristezza, emicranie, disturbi digestivi, mancanza di appetito, disturbi del sonno, attacchi di panico e rabbia incontrollata.

Origine della dipendenza affettiva femminile

Roma 20 gennaio 2014

A cura del Dott. Marco Salerno

La dipendenza affettiva è al pari di altre dipendenze una condizione che determina uno stato di malessere diffuso sia psichico che fisico. La psicologa Robin Norwood ha individuato le seguenti cause come origine della dipendenza affettiva femminile:

1) provenire da un contesto familiare disfunzionale dove i bisogni di intimità e di amore non sono stati presi in considerazione dalle figure significative di riferimento

2) soddisfare i propri bisogni di amore e di riconoscimento solo attraverso la cura del partner

3) scegliere uomini che appaiono bisognosi di aiuto e cercare di aiutarli e salvarli attraverso il proprio amore

4) avere una profonda paura dell’abbandono e fare qualunque cosa per evitarlo

Il triangolo relazionale

Roma 16 gennaio 2014

A cura del Dott. Marco Salerno

Il triangolo relazionale è un tipo di relazione che si caratterizza per la mancanza di esclusività e di linearità del rapporto. Vivere una relazione a tre porta a sperimentare una sorta di ebbrezza e di felicità in un primo momento per poi realizzare il limite di questa situazione dovuta a fattori  come il fatto che la persona desiderata è sposata o che sta cercando qualcun altro. Le persone sane evitano i triangoli relazionali quando si rendono conto di viverne uno mentre il dipendente affettivo spera in ogni modo che il triangolo si risolva magicamente nel tempo. Il suo atteggiamento è guidato da una profonda difficoltà nell’interrompere una relazione e nell’incapacità di tollerare l’ansia di separazione poiché la fine di una relazione equivale a morire. In alcuni casi il dipendente affettivo può adottare atteggiamenti autolesivi come il suicidio o anche uccidere per interrompere la triangolazione, compiendo un vero e proprio “crimine del cuore”.

Il dipendente affettivo ha un alto livello di tolleranza alla sofferenza che origina da un vissuto affettivo disfunzionale, sperimentato nella relazione con i genitori quando era bambino. Il bambino/a è stato rifiutato da uno dei genitori mentre l’altro ha stabilito con lui un rapporto affettivo molto vincolante ed “emotivamente incestuoso”. L’esperienza edipica di amore e di identificazione con uno dei genitori non si è sviluppata in modo sano, radicalizzandosi in modo disfunzionale secondo uno schema di rifiuto e di accettazione continua.

Il triangolo relazionale è una condizione  che paradossalmente fa sentire al sicuro il dipendente affettivo che  si caratterizza per un alto livello di tolleranza al dolore e alla sofferenza emotiva. Alcuni dipendenti affettivi tendono inconsapevolmente a rivivere il triangolo relazionale della propria infanzia nelle relazioni adulte. Sperano che ci possa essere un finale diverso dal precedente ma si trovano sempre nella medesima condizione di dolore, sofferenza e frustrazione. Alcune persone accettano consapevolmente di vivere il triangolo relazionale per le forte sensazioni che questo fa provare loro, oscillando tra una condizione in cui immaginano di essere i prescelti ad un altra in cui provano un profondo senso di abbandono e di paura. Tali emozioni ricalcano quelle provate nelle prime esperienze edipiche durante le quali il bambino cerca di attirare in ogni modo l’attenzione di un genitore e di farsi scegliere rispetto all’altro. Nel caso in cui si viva un triangolo relazionale è fondamentale tenere presente che è una situazione molto dannosa per cui è fortemente consigliato chiedere un aiuto terapeutico per uscirne il prima possibile.

Ricordo ai lettori che dal mese di febbraio inizierà a Roma un percorso di gruppo su come affrontare efficacemente e liberarsi dalla dipendenza affettiva. Per ricevere le informazioni necessarie potete collegarvi al seguente link:

http://goo.gl/WN7mSq

Comportamenti tipici del dipendente affettivo

Roma 12 gennaio 2014

A cura del Dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta

I dipendenti affettivi pur desiderando ardentemente l’amore lo temono profondamente. La loro ambivalenza li porta a vivere ogni relazione adottando i seguenti comportamenti:

1) Ricercano ed evitano le relazioni

2) Pur essendo ossessionati dall’amore rifuggono l’intimità rivolgendo le loro fantasie romantiche a persone irraggiungibili

3) Sono coinvolti solo da persone che sono emotivamente non disponibili

4) La loro dipendenza si manifesta con la ricerca di relazioni romantiche piuttosto che mettendosi in gioco in rapporti autentici

5) Pur diventando dipendenti dalle persone sabotano la relazione quando la paura prende in loro il sopravvento

6) Iniziano le relazioni con più di una persona allo stesso tempo per evitare di mettersi in gioco ad un livello più profondo con una sola persona pur diventando poi dipendenti dall’intero gruppo di persone con cui hanno relazioni in corso

7) Mettono in atto lo schema secondo cui instaurano contemporaneamente relazioni con più partner per poi interromperle e riprenderle di nuovo

8) Sessualizzano le relazioni fino a non vivere l’intimità emotiva per poi sviluppare la dipendenza dal sesso e dalla relazione

9) Vivono nel qui e ora e non sono capaci di fare progetti realistici per il futuro

10) Amano, sono coinvolti, ossessionati, dipendenti dalle relazioni ma mettono in atto tattiche di evitamento per sfuggire un coinvolgimento emotivo profondo

Ricordo ai lettori che dal mese di febbraio sara’ avviato a Roma un percorso di gruppo su come affrontare efficacemente e liberarsi dalla dipendenza affettiva. Per ricevere le informazioni necessarie potete collegarvi al seguente sito:

http://goo.gl/WN7mSq

Il senso di colpa

Roma 12 novembre 2013

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta umanistico integrato a Roma

Perche’ ci sono alcune persone con cui ci sentiamo incapaci di rispondere, di fronte alle quali tutto il discorso che avevamo in mente si dissolve appena sentiamo le loro parole? Perche’ con loro proviamo un forte senso di colpa? La risposta e’ semplice, sono abili ricattatori. Sembrano persone innocue, bisognose di affetto al primo impatto ma appena viene negato loro quello che chiedono, diventano minacciose e distruttive. Le loro relazioni si caratterizzano per l’incapacita’ di tollerare la rabbia e la frustrazione e per un atteggiamento di remissivita’ che la vittima adotta per mantenere la pace. Arrendersi e andare incontro ai suoi bisogni crea l’illusione che il ricattatore capira’, che arrivera’ il momento in ci si rendera’ conto di cosa sta facendo. Sfortunatamente questa consapevolezza non matura mai poiche’ il ricattatore agisce sempre a spese di un altro. L’elemento su cui fa leva e’ il ricatto morale secondo cui minaccia in modo piu’ o meno velato di punire il proprio interlocutore se non esaudisce ogni suo desiderio. La frase che riassume il nucleo di questa dinamica e’: “se non fai quello che ti chiedo, ti puniro’ prima o poi”. Le leve che un ricattatore aziona sono quelle affettive, che colpiscono li dove siamo piu’ vulnerabili, sottraendoci amore e sostegno, facendoci sentire in colpa perche’ etichettati come egoisti. I tre strumenti a cui un ricattatore ricorre sono la paura, il senso del dovere e il senso di colpa. Secondo la psicologa S. Forward, siamo ostaggi di un ricattatore affettivo se rispondiamo affermativamente ad una sola delle seguenti domande:

Personalità e strategie del manipolatore perverso

17 ottobre 2013

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta umanistico integrato a Roma

I manipolatori perversi sono uomini e donne che hanno come obiettivo più o meno consapevole quello di agire attraverso la manipolazione e il raggiro per far compiere al proprio interlocutore delle azioni che tornano ad esclusivo vantaggio personale. Ogni relazione che vivono deve sottostare alle loro condizioni e rispettare le loro richieste. L’indizio di trovarci di fronte ad un manipolatore perverso è la sensazione di soffocamento che proviamo quando ci rapportiamo a lui, dovuta alla presenza costante di critiche, insinuazioni, sarcasmo che hanno come scopo finale quello di distruggere l’autostima fino a indurre una incapacità di vivere adeguatamente la propria vita. Avrete l’impressione che godrà nell’umiliarvi e che non vorrà mai mettersi in discussione poichè non accetta alcuna critica ma preferisce criticare  e accusare piuttosto che confrontarsi in modo adulto. Il gancio che vi terrà legata a lui è  che a volte vi darà l’impressione di amarvi pur non provando alcun sentimento e trattandovi male, siete solo lo specchio in cui si riflette.
P.Chapaux-Morelli e P. Couderc sostengono che un certo grado di  manipolazione è presente in ogni relazione mentre per il manipolatore perverso, la manipolazione costituisce il perno di ogni sua interazione. È proprio la continuità nel tempo che conferisce alla manipolazione la caratteristica di perversione, poiché è l’unica modalità conosciuta per entrare in contatto con le persone.

Sei un dipendente affettivo? Verificalo ora!

Roma 13 ottobre 2013 A cura del dott. Marco Salerno, psicologo psicoterapeuta umanistico integrato a Roma

Ogni relazione si caratterizza per un certo grado di rischio riconducibile al fatto che non e’ possibile ricevere alcuna assicurazione sulla durata del rapporto. Il grado di incertezza diventa tanto piu’ tollerabile quanto piu’ la relazione si basa sulla sincerita’reciproca, progetti di vita condivisi, onesta’, possibilita’ di confrontarsi apertamente ed essere se’ stessi. Solo un sano grado di autostima e di autonomia affettiva consente di intessere un rapporto affettivo significativo con una persona evitando di dipenderne. Quando invece ogni relazione che viviamo scatena costantemente la paura di soffrire e di perdere l’amore del nostro partner, probabilmente siamo dei dipendenti affettivi. Il dipendente affettivo vive nel perenne mito dell’amore ideale, immagina una relazione ma non riesce mai a viverla completamente poiche’ con il nascere delle prime emozioni inizia a percepire instabilita’ e  paura di soffrire. Mette in atto lo schema affettivo della ricerca spasmodica di consenso del partner, fino ad arrivare in alcuni casi a soffocare la relazione stessa per poi ad essere lasciato. Questa condizione non gli permette di godere dell’affetto e delle emozioni della relazione ma rafforza solo le convinzioni erronee su di se’ e il senso di colpa nell’avere fatto fallire un ennessimo progetto affettivo. Ma cosa si intende per dipendente affettivo? Qui di seguito sono elencati i 12 comportamenti piu’ significativi che lo caratterizzano:

Identikit del manipolatore affettivo

Roma 9 ottobre 2013

A cura del dott. Marco Salerno, psicologo psicoterapeuta umanistico integrato a Roma

Il manipolatore affettivo è una personalità patologica che si nutre della vitalità e delle emozione delle sue vittime. Le svuota gradualmente di ogni energia fino a farle sentire sbagliate e oppresse dopo aver perpetrato azioni continue di disprezzo, di critica, di ricatti alternandoli a momenti caratterizzati da un forte desiderio di relazione, ricercati solo quando gli sono utili. Tende a passare per vittima e ad attribuire sempre la causa dei suoi errori ad altri, senza mai assumersene la responsabilità. Nelle discussioni non accetta il rifiuto e vuole avere l’ultima parola  a costo di cambiare repentinamente opinione e di mentire per deformare la realtà a suo uso e consumo. I manipolatori non sono tutti uguali, adottano strategie e comportamenti diversi a seconda del loro carattere:

1) manipolatore simpatico: appare come una persona a suo agio con se stessa e con gli altri, la sua comunicazione è fluida e spigliata, è estroverso e socievole, di bell’aspetto e cerca di entrare subito in intimità facendo confidenze e complimenti alla propria preda. Il suo obiettivo è di chiedere piccoli favori in un clima di pseudo fiducia e complicità dopo avervi fatto qualche regalo o ascoltato. La manipolazione inizia a venire a galla quando la vittima si rende conto che nella relazione c’è posto solo per lui e per i suoi bisogni, dal momento in cui questi non saranno corrisposti interromperà ogni genere di contatto.