L’altruista compulsivo

Roma 30 gennaio 2014

A cura del Dott. Marco Salerno

In un periodo storico in cui l’individualismo è diventato sempre più difficile da arginare, il dare e il ricevere hanno trovato nuovi equilibri e modi di esistere. Un eccesso di altruismo a volte cela una profonda difficoltà nel ricevere amore, complimenti e nel sentirsi accolto per cui è più sicuro  dare per primo pur di non vivere la profonda paura di rimanere “a mani vuote”. In altre parole alcune persone non si sentono all’altezza di ricevere un riconoscimento del loro valore da parte di un altra persona e non riconoscono che anche loro desiderano instaurare un rapporto intimo di amicizia, di coppia, un contatto autentico che non li faccia sentire soli e svuotati dando sempre e non ricevendo mai.  Spesso l’altruista compulsivo è il primo ad offrire  il proprio aiuto in modo indistinto non valutando le condizioni e le motivazioni che lo spingono ad agire.

Lo psicologo J. Amodeo ha rintracciato cinque differenti cause alla base dell’altruismo compulsivo:

1) Difesa dall’intimità: ricevere implica la creazione di un contatto profondo con un’altra persona che vuole regalarci un abbraccio, un complimento, un gesto con cui esprimere il suo desiderio di avvicinarsi a noi. La paura dell’intimità costituisce una barriera protettiva disfunzionale che  impedisce di creare un punto di incontro con l’altro, accettando la sua presenza nella propria sfera intima.

2) Mantenere il controllo: dare senza ricevere consente di mantenere il controllo sulle relazioni e di evitare di mettersi in gioco nella dinamica relazionale. Uno degli effetti più gravi che l’altruismo compulsivo può determinare è quello di non riuscire più a distinguere se siamo disponibili a dare perché mossi da un autentico sentimento di generosità o perché prigionieri di un circolo vizioso che ci protegge dal contatto.

3) Paura di sentirsi in obbligo: la paura di ricevere può essere anche ricondotta ad una condizione  passata in cui si è ricevuto un riconoscimento o un complimento solo dopo aver conseguito un risultato. Questo significa che il compiacere le persone affettivamente significative era l’unico modo per essere amati e che la percezione di quello che siamo è determinata da quello che facciamo. In quest’ottica il ricevere corrisponde a sentirsi osservati e valutati e fa sentire sempre sotto esame e mai al sicuro.

4) Equiparare il ricevere all’essere egoisti : i condizionamenti culturali e religiosi e una cultura romantica molto in voga hanno definito un quadro relazionale nel quale dare è considerato un gesto più accettabile che ricevere. Inoltre il narcisismo dilagante che mette al centro della vita l’esistenza assoluta del singolo ma non tiene in considerazione il contesto sociale di appartenenza, ha creato una sorta di stigma verso chi persegue in modo sano la propria autorealizzazione anche attraverso il ricevere un riconoscimento. Sfortunatamente si trascura il fatto che vi è anche un narcisismo sano che è alla base della creazione del benessere individuale che consente di assaporare i piaceri della vita senza calpestare o escludere il contesto di riferimento. Alternare dare e ricevere è un modo maturo e consapevole per stabilire una relazione sana e appagante con un altro individuo, consente di mantenere una condizione di equilibrio e allo stesso tempo di nutrirsi affettivamente.

5) Non ricevere per evitare di contraccambiare : il timore di ricevere può celare la paura di sentirsi in debito rispetto ad un complimento ricevuto o ad una cortesia fatta senza alcuno scopo se non quello di dare piacere. Si assume che dietro ogni gesto possa esservi sempre un secondo fine come se le relazioni umane fossero regolate dal principio della manipolazione e del controllo.

Secondo lo psicologo J. Amodeo la reciprocità di uno scambio avviene quando non vi è alcuna distinzione tra il dare e l’avere poiché entrambi i membri della relazione danno e ricevono in modo unico ed è proprio questo che rende uno scambio profondo e intimo.

J. Amodeo Dancing with the fire: a mindufl way to living relationships, Quest Books 2013

2 Responses to L’altruista compulsivo
  1. Giovanni Rispondi

    Ciao, mi chiamo ho Giovanni, ho 27 anni e credo di essere affetto da Altruismo Compulsivo. Crede che l’assunzione di marjuana possa aver contribuito a far crescere in me questo sentimento di altruismo eccessivo verso gli altri?

    Grazie per l’eventuale risposta.

    • Marco Salerno Rispondi

      Buon giorno Giovanni, per comprendere l’altruismo compulsive consiglio di andare a ricercare le origini nella sua storia personale, escludo che l’assunzione di marijuana possa aver accresciuto stabilmente questa tendenza.

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