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Come affrontare la fine di una relazione


 

Roma 3 agosto 2020

A cura del dott. Marco Salerno

 

Spesso ci fissiamo su una relazione senza futuro o finita da tempo perché non vogliamo accettare il fatto che sia arrivata al capolinea, il dolore che vediamo all’orizzonte sembra essere troppo da sopportare e abbiamo paura di affrontarlo. Rimanere in una situazione ormai stagnante non ci aiuta in alcun modo, anzi rimandare il momento del distacco e prendere atto del fatto che sono rimasti solo i ricordi di una storia, amplifica la paura della fine.

La fine di una storia equivale ad un lutto, e’ una perdita vera e propria, una separazione definitiva ed irreversibile che ci porta a volte a ricordare solo i momenti belli e a dimenticare le ragioni che ne hanno decretato la fine. Ripercorriamo con la mente ogni momento della relazione, andiamo alla ricerca del “colpevole”, di quel fatto o di quella situazione o persone che hanno incrinato in modo irreparabile il rapporto. Ma la realtà e’ che una storia inizia a finire quando entrambi i partner non si rendono conto che i sentimenti di uno o di entrambi stanno cambiando, che alle parole non seguono più  i fatti e che si sta diventando sempre  estranei l’un l’altro. Non ci sono strategie per affrontare la fine di una storia ma esiste una strada per riprendere in mano la propria vita e per liberarsi dal dolore. Ogni evento doloroso che ci capita ha un significato, sono segnali che ci indicano che quello che stiamo vivendo non era adatto a noi, non consentiva di esprimere le parti più profonde della nostra persona e ci relegava ad adattarci ad una situazione  a volte anche comoda pur sempre soffocante e limitante.

Il dolore può essere visto come un’ingiustizia oppure come uno strumento che aiuta a crescere: spetta a noi decidere come sfruttarlo. Bisogna lasciarlo andare, fluire, attraversare, evitare di continuare a chiedersi chi ha sbagliato cosa o darsi tutte le colpe. E’ finita e bisogna ripartire perché la vita e’ una e abbiamo sempre un’altra possibilità di stare bene. Nella fase iniziale della rottura e’ importante imparare a riconoscere e a convivere con le emozioni di rabbia, tristezza e gelosia, non ricercando i motivi della fine della storia, di cosa si avrebbe potuto fare di più o di chi e’ la colpa. L’importante e’ stare nel presente, nel qui e ora, a contatto con le proprie emozioni anche se dolorose.

Come affrontare la violenza di un narcisista

Roma 13 aprile 2020

A cura del dott. Marco Salerno

 

Chi ha patito violenza da parte di un narcisista ha visto la propria autostima incrinata sia da un punto di vista emotivo sia fisico.  Spesso si nega l’effetto della violenza, credendo che accade a tutti o in ogni famiglia ma non e’ così. Potresti credere che il narcisista sia così  bisognoso di aiuto che giustifichi ogni suo comportamento e ti convinci che sei tu ad avere torto e che devi cambiare.  Negare la realtà può essere una difesa a breve termine per affrontare sentimenti  da cui ti sentiresti altrimenti travolto.  La negazione può proteggerci da realtà non chiare e che abbiamo difficoltà a gestire ma diventa disfunzionale quando le consentiamo di paralizzarci e la usiamo per evitare di  intraprendere azioni appropriare per proteggere noi e la nostra famiglia dal narcisista. La negazione a lungo termine mette in grado chi abusa di perpetuare la violenza nel tempo. Quando ci confrontiamo con la negazione possiamo non  riconoscere il narcisista che abbiamo di fronte perché oltre a giustificarlo all’inizio non e’ sempre facile da riconoscere. Presenta una struttura di personalità disordinata per cui proietta sugli altri la sua colpa, in modo ricorrente rimprovera chi lo circonda dei suoi problemi e viola i confini emozionali, psicologici e fisici.

Le persone che sono state cronicamente accusate da un narcisista e che provano continuamente il senso di colpa, sono tormentate dal dubbio di non avere compreso correttamente la situazione. I narcisisti mettono sempre i propri bisogni prima di quelli altrui e hanno un patologico disordine emotivo che li rende differenti dalle persone psicologicamente sane. Per  chi non e’ mai entrato in contatto con un narcisista, e’ difficile comprendere il suo funzionamento mentale ed emotivo. Il narcisista e’ caratterizzato dall’ipocrisia e dalla contraddizione che sono di difficile comprensione da chi e’ emotivamente stabile e sano ed e’:

  • Profondamente egoista e manca di un sé definito e strutturato.
  • Disconosce le capacità e i risultati raggiunti dagli altro e sopravvaluta i propri.
  • Prova un profondo senso di colpa ma attribuisce agli altri la responsabilità di questa condizione.
  • E’ ipersensibile nei confronti delle critiche e delle offese .
  • Si aspetta sempre di essere giustificato in tutto ma e’ intollerante ed incapace di perdonare.
  • Si aspetta di essere adorato ma tratta gli altri con indifferenza e disprezzo.
  • Pretende lealtà e sostegno ma molto facilmente tradisce ed abbandona.
  • Ricerca il controllo ma accetta poche responsabilità.
  • Si aspetta che gli altri lo aiutino senza che lui lo chieda.
  • E’ irrispettoso ma pretende trattamenti speciali

Come riconoscere un narcisista al primo incontro: tipologie e stili relazionali

 

Roma 1 ottobre 2019

a cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta

 

Il narcisista e’ una persona sempre  in cerca di qualcosa pur non avendo chiaro cosa e non  riuscendo mai a soddisfare la profonda insoddisfazione che accompagna tutta la sua vita.  Anche quello che appare piu’ sicuro, prova un profondo senso di insicurezza riguardo alla propria capacità di amare e di essere amato, desideroso di essere sempre ammirato, di colpire il proprio interlocutore che viene idealizzato finché non dirà o farà  qualcosa da cui si sentirà  umiliati. La vita del narcisista e’ all’insegna di continue oscillazioni tra il sentirsi unico e la paura di essere umiliato

Non esiste una unica tipologia di narcisista, alcuni appaiono molto sicuri grazie ad una corazza che li protegge dalla sofferenza per il proprio vuoto e per l’impossibilita’ di ottenere la risposta che desiderano da chi li circonda mentre altri provano un dolore costante, si sentono sempre al centro delle critiche altrui da cui difendersi.

Per comprendere meglio le tipologie di narcisista ci si può rifare alla casistica di Herbert Rosenfeld (1987) che ha fatto una distinzione fra narcisisti dalla pelle sottile e dalla pelle dura. Il primo e’ un individuo vulnerabile, il quale vede sempre nelle parole degli altri un motivo di offesa, si caratterizza per forti esplosioni emotive quando viene toccato un tema sensibile. Il secondo invece si distingue  per la grandiosità, e’ impermeabile a quello che accade nelle relazioni con gli altri, considera le persone che lo circondano un potenziale pubblico da cui essere ammirato e può avere un crollo in seguito a delusioni, a un rifiuto o all’avanzare dell’età’. Entrambe le categorie hanno una scarsa percezione del modo in cui vengono considerate dagli altri. Russ e colleghi (2008) hanno utilizzato il test SWAP-II per definire i tratti tipici del disturbo narcisistico di personalita’, individuando tre sottotipi:

  • Il narcisista grandioso/maligno o inconsapevole: si caratterizza per una visione di sé come un individuo importante, senza alcun rimorso, ha una tendenza alla manipolazione interpersonale, prova rabbia e ricerca il potere nelle relazioni, al fine di sopraffare l’altro.
  • Il narcisista fragile o vulnerabile: tiene a bada il proprio senso di inadeguatezza adottando un atteggiamento di grandiosità a scopo difensivo, non si sente mai all’altezza delle situazioni, prova stati affettivi negativi e solitudine. Questo tipologia di narcisista si caratterizza per una oscillazione tra questi due stati a cui corrispondono anche rappresentazioni di sé contraddittorie.
  • Il narcisista ad alto livello di funzionamento : ha un senso esagerato della propria importanza, ha un atteggiamento estroverso e convincente che spesso lo guida verso il successo poiché orientato al risultato e alla relazioni interpersonali impostate in chiave funzionale e al raggiungimento del proprio tornaconto.

Come liberarsi da un narcisista: 13 stili relazionali per riconoscerlo definitivamente

 

 

Chi incontra un narcisista sul proprio cammino si chiede se non soffre della propria condizione, se si rende conto di fare del male ai propri familiari, amici o partner. La risposta e’: NO! Il narcisista ha bisogno di piacere, di ricevere conferme, di essere desiderato e non considera le conseguenze delle sue azioni su chi gli sta vicino.

Il narcisista si rende conto di esserlo? Si rende conto del proprio comportamento?

Il narcisista non si rende conto di provocare dolore e danni dove passa perche’ la sua capacità di amare e’ poco matura e compromessa. Il problema principale per  un narcisista patologico e’ la capacità di amare e di mantenere del tempo una relazione di amore. Lo scenario che più frequentemente si presenta e’ quello di una intensa e coinvolgente infatuazione e di una rapida rottura quando il partner gli fa notare gli inevitabili problemi a cui segue poi uno strascico di critiche e delusioni, accompagnate da rabbia, silenzi e svalutazioni. Questo avviene perché il narcisista e’più’ attratto dalla “luna di miele” ma non dal matrimonio, dal desiderio di piacere, di sedurre, di vedere l’altro che lo vuole con tutto se stesso. Gli interessano le conferme e l’adorazione di un partner che si presta ad una facile idealizzazione e che lo mette al centro del proprio mondo.   Il narcisista si sottopone ad un continuo sforzo per entrare in relazione con l’altro ma si scontra con ripetuti fallimenti poiché non e’ in grado di considerare una persona come un individuo con bisogni a sé stanti ma solo come un mezzo per ricevere conferme del proprio valore, un collante della sua fragile personalità che manipola più o meno consapevolmente chi lo circonda per ricercare disperatamente approvazione.

Come si riconosce un narcisista?

Ogrodniczuk e Kealey (2013) sostengono che “gli individui narcisisti non sono necessariamente identificati dal modo in cui si sentono ma da come fanno sentire gli altri”. Il narcisista pur ricercando approvazione e conferma dall’altro, paradossalmente lo allontana, vanificando la speranza di ottenere la risposta (conferma) di cui ha bisogno.  Il narcisista mostra uno spiccato senso di vanità e di futilità emotiva perché non e’ in grado di controllare il proprio comportamento e di conseguenza le risposte di chi lo circonda, di cui invece ha disperatamente bisogno per stabilizzare la fragile considerazione di sé.  Tutte le configurazioni caratteriologiche narcisistiche hanno in comune la difficoltà di autoregolazione delle emozioni e una esigua autostima che determina significative fluttuazioni tra lo stato vulnerabile e lo stato grandioso della loro personalità.

Non essere considerati: le persone ad empatia zero

 

 

Chi di noi non si e’ sentito una volta trattato come un oggetto e si e’ posto domande come “Questa persona si e’ resa conto di cosa mi ha detto?”, oppure, “Cosa gli ho fatto io per meritare questo atteggiamento?”. Dietro a tali domande vi e’ la terribile sensazione di non sentirsi “visti” e considerati in alcun modo, di essere trasparenti qualunque cosa si dica o si faccia, insomma di non esistere per l’altro.  Il processo che e’ alla base di questa sensazione e’ quello di essere trasformati da persone in oggetti a causa di  un meccanismo definito “erosione empatica” che e’ presente in coloro che sono portatori di vendetta, di rabbia incontenibile, di odio, di un vero e proprio desiderio di fare del male all’altro o nella migliore delle ipotesi di considerare una persona solo un mezzo per soddisfare i propri bisogni.  Gli individui che rientrano in questa categoria possono essere  definite come persone con “empatia spenta o zero”, sintonizzate esclusivamente sulla “modalità io” che li spinge a rapportarsi ad altri come se fossero cose e non essere viventi con un’anima e sentimenti.

Ma cos’e’ l’empatia?

Secondo lo psichiatra Simon Baron Cohen una persona si può definire empatica  quando smette di focalizzare la propria attenzione in modo univoco (single minded) per adottare invece un tipo di attenzione doppia che comprende anche l’altro  (double minded). Focalizzare l’attenzione in modo univoco significa prestare attenzione solo alla propria mente, idee, bisogni e percezioni: mentre avere un’attenzione doppia significa tenere presente allo stesso tempo anche l’altro. L’empatia e’ la capacità di identificare ciò che qualcun  altro sta pensando o provando e di rispondere a questi pensieri e sentimenti con un’emozione corrispondente e appropriata.

Baron Cohen ha individuato sette livelli di empatia da 0 a 6.

  1. Livello 0: una persona non ha alcuna empatia, non prova alcun rimorso e non si rende conto delle conseguenze delle sue azioni verso gli altri; può arrivare ad essere a volte violenta e persino a commettere crimini.
  2. Livello 1: può ferire gli altri ma e’ in grado di riflettere e di provare rammarico per cosa ha fatto anche se non riesce a fermarsi e porvi rimedio.
  3. Livello 2: possiede un barlume di empatia che le consente di immaginare come si sentirebbe l’altro per una sua azione.
  4. Livello 3: consapevole di avere difficoltà con l’empatia, può mascherarla o compensarla.
  5. Livello 4: un livello di empatia medio basso, spesso attenuata, non influenza il comportamento quotidiano; la persona si sente a suo agio quando le conversazioni non riguardano le emozioni.
  6. Livello 5: ha una empatia leggermente al di sopra della media, e’ spesso più concentrata su gli altri che su se stessa.
  7. Livello 6: ha notevole empatia, e’ continuamente focalizzata sui sentimenti altrui e vuole essere sempre di conforto.

Soffermiamoci ora sulla persona con il grado zero di empatia

Infedeltà e relazioni extraconiugali

Roma 16 febbraio 2019

A cura del dott. Marco Salerno

Il tema dell’infedeltà’ costituisce da sempre un terreno di confronto e di scontro per una coppia, attivando dinamiche emotive  che affondano le loro radici sia in cause biologiche sia psicologiche. Secondo Attili (2000) negli uomini e nelle donne potrebbe esserci una naturale propensione all’infedeltà’ poiché le scelte del partner sono riconducibili al complesso coadattato secondo cui le donne scelgono gli uomini alti, più anziani e con uno status socio economico che possa garantire a loro e alla prole il sostegno necessario affinché possano prendersi più a lungo cura dei loro figli. Gli uomini invece tendono a scegliere partner più giovani poiché la giovane età è garanzia di salute e di un buon patrimonio genetico e di un maggiore potenziale riproduttivo. Nonostante i maschi tendano ad avere più relazioni, mantengono un rapporto monogamico nel quale investire risorse e cure al fine di assicurare protezione e sopravvivenza alla propria discendenza. Il minore investimento da parte dei maschi in una relazione affettiva stabile può essere ricondotto al concetto espresso dal detto latino mater semper certa est, pater numquam (la madre è sempre certa, il padre mai). La motivazione biologica dell’infedeltà’ maschile è riconducibile alla strategia riproduttiva per propagare il proprio patrimonio genetico secondo cui diffondere i propri geni a basso costo anche in altre relazioni differenti da quella ufficiale. Allo stesso modo nella specie umana il successo riproduttivo femminile è assicurato non solo dalla scelta di uomini che hanno una posizione economicamente stabile ma anche dall’avere legami alternativi con altri a cui far credere di essere padri dei propri figli e quindi garantirsi un nuovo compagno nel caso in cui si perda il proprio. Secondo Baker (1996) per una donna potrebbe essere utile farsi fecondare di nascosto da un maschio portatore di geni migliori di quelli del proprio partner, poiché il compagno stabile potrebbe essere stato scelto per assicurare risorse economiche piuttosto che un buon patrimonio genetico. L’autore sostiene che una percentuale compresa tra il 10% e il 30%  di bambini nate da coppie stabili sia da attribuire a un tradimento da parte della donna.  Trevis (1972) spiega come la gelosia maschile sia legata alla possibilità che la propria partner abbia altri legami sessuali, per cui comporterebbe il rischio di allevare i figli di altri maschi mentre la gelosia femminile è legata all’idea che il proprio partner abbia un altro legame affettivo che implicherebbe lo spostamento di risorse su un’altra donna e su i suoi figli.

Da un punto di osservazione psicoanalitico il tradimento affonda le sue radici nell’insicurezza poiché per un uomo constatare il buon funzionamento del proprio pene è di per sé una soddisfazione, per cui il tradimento maschile può essere spiegato, al di là delle tendenze biologiche, come conferma dell’insicurezza  sul corretto funzionamento del proprio sesso. Inoltre i maschi tendono a confrontarsi con il padre che idealizzano come esempio di potenza sessuale rispetto alle femmine che si concentrano sulle capacità generative e sul bisogno di sicurezza e stabilità.  Lingiardi e Madeddu (1994) evidenziano che se i partner non sono sereni ed appagati individualmente, tendono ad attribuire la crisi del rapporto all’altro piuttosto che a se stessi, dimostrando di non essere capaci di assumersi la responsabilità delle proprie scelte ma di sentirsi vittime. Da un punto di vista psicoanalitico il tradimento può essere considerato una compulsione generato dai seguenti fattori:

Dal conflitto irrisolto alla crisi di coppia: fattori che determinano la fine di una relazione

Roma 23 gennaio 2019

 

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta

 

Ogni coppia durante il proprio ciclo di vita si confronta con momenti di crisi che riesce ad affrontare efficacemente se nel tempo ha sviluppato un insieme di strumenti che garantiscono un alto livello di qualità del rapporto. Alcuni autori (Snyder 1979, Beach e O’Leary 1985) identificano la qualità della relazione come il risultato della combinazione di comunicazione, accordo, percezione di supporto, gestione del conflitto, altri (Fincham e Bradbury 1987, Huston, Michale e Crouter, 1986)  ritengono che sia riconducibile a una valutazione globale negativa o positiva dell’unione. Infine gli studi più recenti identificano il benessere della coppia non come due opposti che si contrappongono (felicità e infelicità coniugale) ma concepiscono la qualità di una relazione come un costrutto formato da dimensioni positive e negative indipendenti piuttosto che in relazione ad una singola dimensione bipolare, positiva e negativa (Weiss e Heyman, 1997).

Le valutazioni che i partner possono esprimere riguardo alla via di coppia sono:

  • Valutazioni positive se sono coppie soddisfatte.
  • Valutazioni sia poco positive sia poco negative se sono coppie indifferenti.
  • Valutazioni molto positive e molto negative se sono coppie ambivalenti.
  • Valutazioni negative se sono coppie insoddisfatte.

Recenti ricerche hanno preso in considerazione non solo la qualità della relazione ma anche la stabilità, intesa come impegno e il rapporto tra queste due variabili. Per cui se aumenta la qualità, migliora anche la stabilità ma non è detto che al contrario possa valere lo stesso principio poiché alcune relazioni, pur essendo stabili, sono caratterizzate da elevati livelli di conflitto e bassi livelli di soddisfazione. Un alto grado d’impegno reciproco o commitment consente di superare il conflitto e di migliorare il rapporto. Qualità e stabilità sono i fattori di base su cui s’innestano una serie di elementi che possono favorire lo sviluppo e il mantenimento delle relazioni o esporla a rischio di rottura. Tra questi, secondo Cigoli e Sabatini (2000), si annoverano:

  • Fattori cognitivi e affettivi: le credenze sulla coppia, l’idealizzazione reciproca, lo stile di attaccamento, il livello d’intimità costituiscono un ruolo protettivo fondamentale a sostegno sia della stabilità sia della qualità della relazione poiché sono l’espressione del patto di coppia, della capacità di perdonare l’errore e di individuare il valore dell’altro.
  • Fattori interattivi: sono la comunicazione e il conflitto, il primo costituisce il canale principale attraverso cui la relazione viene vissuta e grazie a cui si definisce il confine reciproco all’interno della coppia, il secondo circoscrive il perimetro all’interno del quale emerge la differente percezione che un partner ha dell’altro.
  • Fattori etici: commitment con cui s’intende l’impegno e la dedizione al rapporto attraverso cui si promuovono comportamenti a favore della relazione che consentono di aumentarne e di mantenerne sia la qualità sia la stabilità. Tra i comportamenti di commitment si rileva quello di accomodamento che è il risultato della decisione di reagire a comportamenti distruttivi in modo costruttivo, inibendo quelli negativi e cercando di metterne in atto di positivi. L’accomodamento ha un valore positivo se è il frutto di una dedizione volontaria alla relazione, finalizzata a creare e ricreare il legame altrimenti si traduce in un evitamento.
  • Fattori riguardanti le reti familiari ed amicali: il rapporto vissuto con le famiglie di origine costituisce un elemento fondamentale che condiziona la modalità di essere e di concepire la coppia.

Il profilo psicologico di un narcisista manipolatore

Roma 18 luglio 2017

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma

 

Quando si parla di manipolazione di intende la capacita’ di influenzare le decisioni e le scelte di una persona, inducendola ad adottare comportamenti, che  molto probabilmente non ha scelto di agire liberamente, attraverso il ricorso alla seduzione e facendo leva sulla sua sensibilita’ e vulnerabilita’. Ogni manipolazione e’ una aggressione piu’ o meno esplicita, chi vi e’ soggetto si riconosce poiche’ perde la capacita’ di opporsi a decisioni prese dal manipolatore, di riflettere e di scegliere in piena autonomia. Il paradosso di una relazione con un narcisista manipolatore e’ che la vittima pur riconoscendo l’abuso che subisce presenta enormi difficolta’ per liberarsene. L’incastro relazionale tra narcisista manipolatore e la sua vittima e’ determinato dal fatto che entrambi sono segnati da esperienze traumatiche relazionali precoci a cui hanno reagito in modo differente, rendendo apparentemente impossibile reagire alla seduzione, al senso di colpa e alle false promesse che la vittima subisce. E’ fondamentale ricordare che il narcisista manipolatore puo’ essere sia un uomo che una donna, per convenzione in questo articolo si usera’ il genere maschile quando si parlera’ di narcisista manipolatore ma giova sempre ricordare che e’ una modalita’ di comportamento e puo’ essere rintracciata in entrambi i generi.

Quali sono gli elementi che consentono di riconoscere un narcisista manipolatore?

Al fine di identificare un narcisista manipolatore  e’ indispensabile riconoscere alcune sue caratteristiche peculiari tra cui si annoverano:

  1. Reazioni amplificate rispetto a qualunque situazione che arreca fastidio fino a determinare comportamenti violenti.
  2. Appare amabile ed educato in pubblico mentre nel privato mostra aggressivita’, violenza e svalutazione verbale e fisica.
  3. Le sue reazioni sono imprevedibili poiche’ non e’ possibile comprendere cosa e quando possa dare fastidio, per cui la sua presenza genera un continuo stato di allerta e di tensione in chi gli sta vicino.
  4. Non si assume la responsabilita’ e quando sbaglia attribuisce gli errori ad altri.
  5. Ha ben chiaro gli obiettivi che vuole raggiungere e le modalita’ con cui conseguirli.
  6. Il suo punto di vista e’ unico ed indiscutibile e pur di mantenerlo tale mette in discussione e non accetta le opinioni altrui anche se motivate.
  7. Ricorre al ricatto in modo diretto o indiretto.
  8. Non e’ chiari nell’esprimere le sue opinioni e si aspetta che gli altri le comprendano come se dovessero ricorrere alla lettura del suo pensiero. Cambia idea quando comprende che non e’ piu’ utile per conseguire i suoi obiettivi.
  9. A seconda delle situazioni cambia opinioni e comportamenti in modo opportunistico.
  10. Non si mette in gioco e strumentalizza le persone per esprimere le sue idee.
  11. E’ molto volubile ma non accetta che lo siano anche gli altri.
  12. E’ permissivo con se stesso ma rigido ed intollerante con le persone vicine rispetto alle quali non tollera gli errori poiche’ si aspetta che siano perfetti.
  13. E’ critico rispetto a tutto e tutte le persone mettendo in dubbio capacita’ e competenze altrui.
  14. E’ insicuro, preferisce frequentare sempre le stesse persone e gli stessi ambienti poiche’ allontanarsi da modelli e relazioni conosciute non gli consente di controllarle.
  15. Sminuisce e svaluta gli altri per compensare la sua insicurezza.
  16. Considera le persone ignoranti ed incompetenti per sottolineare la sua superiorita’.
  17. Sfrutta le relazioni amicali, familiari e di coppia per il suo tornaconto personale.
  18. Non ascolta e dice bugie.
  19. Interpreta la realta’ per ottenere un suo tornaconto.
  20. Controlla e limita la liberta’ di scelta delle persone con cui entra in contatto ed ha una relazione.
  21. Si spaccia per vittima quando ha bisogno della compassione altrui.

Identikit del narcisista perverso: le differenze tra narcisismo maschile e femminile

Roma 27 Maggio 2017

 

A cura del dott. Marco Salerno, psicologo psicoterapeuta a Roma

 

 

Se e quanto un narcisista perverso e’  consapevole dei comportamenti che agisce e delle loro conseguenze, e’ una delle domande che le persone  si pongono di continuo. Piu’ le loro azioni sembrano assurde, sadiche, distruttive, impensabili, piu’ ci si chiede se sono consapevoli di quello che fanno. La maggioranza dei narcisisti perversi si rendono conto dell’influenza e del potere  che esercitano sugli altri, sulle reazioni che vogliono determinare in chi si rapporta con loro ma sono completamente inconsapevoli delle conseguenze che i loro comportamenti determinano poiche’ non si assumono alcuna responsabilita’ di quello che fanno e non sono in  grado di immaginare le ripercussioni delle loro azioni.  Il paradosso che difficilmente si riesce a comprendere quando ci si relaziona con un narcisista perverso, e’ dovuto al fatto che quello che dicono non e’ in alcun modo allineato e coerente con i loro comportamenti. A parole esprimono sentimenti e dedizione verso il/la propria partner, difendono la morale e si spacciano per sostenitori dell’etica e della legge, nella realta’ loro sono l’eccezione che puo’ trasgredire la regola, poiche’  non devono sottostare e rispettare le regole, e’ tutto concesso in deroga, indipendentemente dalle conseguenze che questo puo’ avere su chi li circonda. Il loro obiettivo e’ quello di assicurarsi un’immagine positiva di se’ e di far si che chi sta loro vicino contribuisca a questo. Tra le forme che il narcisismo puo’ assumere vi e’ quella della la perversita’ che da origine al narcisista perverso.

 

Come si riconosce un/una narcisista perverso?

 

Il/la narcisista perverso di solito si comporta in modo insospettabile quando inizia ad interagire con una persona che non conosce ancora, non destando alcun sospetto sulla sua tendenza manipolatoria. Spesso si presenta come una vittima e cerca di suscitare compassione, non e’ capace di costruire delle relazioni amicali o relazionali profonde ma e’ alla continua ricerca di complici, non rispetta mai i limiti degli altri  ma cerca sempre di ottenere quello di cui ha bisogno: riconoscimento e soddisfazione dei propri bisogni senza considerare mai l’altro. Quando il/la narcisista perverso inizia la sua opera di seduzione verso un/una nuova partner cerca di mostrarsi differente da quello che e’, di sedurre e solo successivamente, una volta che il successo e’ assicurato, di essere se’ stesso. Il/la narcisista perverso durante la fase della seduzione e della conoscenza mostra la parte migliore di se’, mente su chi e’ e cosa fa spacciandosi per una persona diversa da quella che e’. Di solito simula interesse ed attenzione per la persona che desidera ma in realta’ non ha alcuna considerazione per l’altro, appare generoso ma la lsua generosita’ e’ solo un  modo per trarre gratificazione dal riconoscimento dal partner. L’obiettivo del narcisista perverso non e’ di amare l’altro ma di ingannarlo, intrappolando il/la partner in attenzioni che lasciano ipotizzare un futuro altrettanto piacevole ma che si rivelera’ essere ben diverso quando sentira’ di “possedere” affettivamente la propria vittima.