Quando la coppia si ammala: offese e risentimenti che inquinano la relazione

Roma 9 ottobre 2017

 

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma

 

Il litigio all’interno della coppia innesca una dinamica emotiva che puo’ avere conseguenze disastrose sulla tenuta della relazione. Di solito  le discussioni di coppia si caratterizzano per aggressivita’ reciproca, dolore, impotenza, umiliazione, disprezzo e un forte senso di valorizzazione. Il desiderio di annientare il partner potrebbe radicalizzarsi fino a diventare l’unico obiettivo per bilanciare il senso di svalutazione e di mortificazione subito. In realta’ un conflitto relazionale che si esplicita nel presente e’ il risultato di una lunga catena di offese irrisolte che si sono stratificate nel tempo, terreno fertile per futuri conflitti. Durante ogni discussione di coppia non  si opera un distinguo tra offesa subita, che sono quelle che gli individui ricevono  e offesa inflitta, che sono quelle procurate da altri.  La prima e’ quella che le persone sperimentano quando si sentono rifiutate e respinte mentre la seconda racchiude tutto cio’ che si attua per ferire gli altri. Tra le offese inflitte e’ possibile racchiudere umiliazioni, discriminazioni,  la critica intenzionale, l’esclusione. Chiaramente non e’ possibile stabilire criteri universali che possano decodificare l’offesa in senso oggettivo poiche’ l’offesa diventa tale e acquista un suo peso specifico in base a come viene elaborata, al significato attribuito all’evento e alla sicurezza interiore, per cui possono esserci offese intenzionali e offese non intenzionali.
Cosa accade durante una discussione di coppia? Quali sono le conseguenze di un’offesa ricevuta dal proprio partner?

 

Le conseguenze di una discussione di coppia  connotata da offese, sono il far vacillare la propria autostima e nei casi piu’ gravi il minarne le basi. Offesa e autostima sono legate strettamente tra loro, per comprendere questo concetto e’ necessario rifarsi all’etimologia della parola “offendere” che origina dal latino ob = contro  e fendere = urtare, per cui offendere significa ferire gravemente la dignita’, l’onore, la reputazione di qualcuno con parole o atti. Sul piano psicologico ed emotivo il nesso causale tra offesa ed autostima si puo’ rintracciare su un duplice livello:
  1. Tra gli effetti di una offesa possiamo annoverare la sensazione di valere poco, di non essere all’altezza, di non essere considerati, il senso di offesa deriva dal timore di sentirci inferiori e non ascoltati, anzi addirittura svalutati. Queste sensazioni fanno vacillare la nostra autostima, incidendo sul senso di identita’ ed indebolendo la considerazione di se’.
  2. Di solito le persone con una autostima poco solida si offendono piu’ facilmente poiche’ si sentono colpite nel proprio valore personale dalle critiche e dalle offese dell’interlocutore come se il loro valore dipendesse direttamente dal riconoscimento che l’altro da loro, a differenza di chi possiede una autostima piu’ stabile che non si lascia disarcionare emotivamente con facilita’.

Offesa e autostima sono due concetti strettamente collegati poiche’ quando riceviamo un’offesa vengono disattese le nostre esigenze narcisistiche (diverse dal disturbo narcisistico di personalita’) che sono direttamente collegate al bisogno di essere tenuti in considerazione ed ascoltati poiche’ il loro appagamento rafforza in modo virtuoso l’autostima. Per comprendere meglio questo contenuto  e’ indispensabile riconoscere il bisogno individuale di essere amati ed accettati, riconosciuti come persone, quanto piu’ questi bisogni sono stati insoddisfatti nella propria vita tanto piu’ accusiamo con facilita’ gli effetti di una offesa. Per cui le persone che gia’ hanno una autostima debole, con dubbi e paure profonde, tendono ad offendersi con maggiore facilita’ poiche’ attendono la conferma del proprio valore dall’esterno e quando questo non arriva si dipinge ai loro occhi una immagine negativa di se’ e un crollo dell’autostima. L’offesa trova terreno fertile in una scarsa considerazione di se’che paradossalmente rende tali persone anche impermeabili ad accettare riconoscimento ed approvazione. Inoltre il senso di insoddisfazione e frustrazione e’ legato anche alla mancata chiarezza di quali sono i propri bisogni e alla conseguente impossibilita’ di soddisfarli, per cui le offese si innestano su un terreno di bassa autostima, di bisogno di riconoscimento e di scarsa consapevoolezza in attesa che questi vengano soddisfatti dall’esterno prima che da se stessi. Per cui se la considerazione di se’dipende dall’approvazione esterna e’molto probabile che le offese ci rendano suscettibili e addolorati.

 

Quali sentimenti proviamo quando ci sentiamo offesi?

 

Quando subiamo un’offesa proviamo collera, odio, delusione, dietro cui pero’ si celano emozioni piu’ profonde come rabbia, vergogna e paura, che spesso non arrivano in superficie ma sono mascherate dall’ira che ci spinge ad accusare chi ci offende e ad  avere pensieri di vendetta come reazione al dolore. In altre parole preferiamo arrabbiarci piuttosto che soffrire ma la rabbia distruttiva e l’odio e’ ben diversa dalla rabbia costruttiva che invece aiuta proteggerci,  a definire dei limiti ed eventualmente a salvare la relazione. Riconoscere i propri veri sentimenti ci espone alla paura e alla sensazione di essere vulnerabili ma allo stesso tempo  mette in contatto con se stessi, con le emozioni autentiche e ci consente di chiedere aiuto piuttosto che macerarci nel risentimento.
Quale e’ lo schema dell’offesa?

 

  1. l’offesa origina dalla ferita causata dal rifiuto e dalla svalorizzazione
  2.  l’offesa provoca dolore, vergogna e paura
  3. tali sentimenti sono nascosti
  4. si prova collera, delusione, impotenza
  5. le reazioni sono di vendetta, violenza e rottura della relazione
La prima reazione che proviamo quando ci sentiamo offesi e’ la paura, ci spaventiamo e perdiamo il contatto con la realta’ , irrigidendoci perche’ ci sentiamo colpiti nel profondo ma non abbiamo chiaro quali siano i veri sentimenti che proviamo poiche’ tutto e’ coperto dalla paura e successivamente dalla rabbia a cui si accompagnano reazioni fisiche come la tachicardia, il senso di oppressione, il respiro corto e il senso di impotenza. Non riconosciamo le nostre sensazioni profonde perche’ l’offesa colpisce i nostri punti deboli quelli in cui siamo piu’ sensibili e vulnerabili.  Le offese contattano le ferite mai rimarginate e le reazioni che abbiamo sono dovute al fatto che il dolore presente richiama a gran voce quello passato.  Chi ci ha offeso sintetizza nella sua persona tutto cio’ che ci ha ferito in precedenza,  per cui non distinguiamo piu’ passato e presente. Il punto debole e’ generato da quelle esperienze che ci portano a sviluppare idee negative su di noi, dubbi, paure, incertezze, per cui proiettiamo sugli altri ogni negativita’. Una constante insoddisfazione verso se stessi e il mondo circostante determina continue delusioni e conduce ad un risentimento cronico, polarizzando le reazioni o verso l’autocommiserazione e l’autoaccusa o il rifiuto cronico, oscillando tra lo sminuire se stessi e/o gli altri, per cui nulla va mai bene.

 

Perche’ ci offendiamo?

 

I conflitti nella coppia nascono perche’ spesso i coniugi stabiliscono un nesso di causa effetto tra il comportamento del partner e il proprio benessere, per cui si tende ad accusare il partner perche’ “ ci fa star male” o viceversa gli si attribuisce la responsabilita’ “di farci felice”. Attribuire questo nesso causale e’ molto rischioso poiche’ assegna all’altro la responsabilita’ del nostro benessere, deprivandoci completamente della capacita’ di scegliere autonomamente. Il partner e’ ritenuto il colpevole della nostra sofferenza  e lo vediamo di conseguenza diverso da come lo immaginavamo. Per interrompere questo meccanismo e’ necessario che ogni componente della coppia ammetta la propria responsabilita’ durante il conflitto e che i partner riconoscano il bisogno di affetto ma anche il bisogno di autonomia e la conseguente paura dell’abbandono. Molte offese nella coppia derivano da problemi di vicinanza e lontananza poiche’ un partner si lamenta dell’eccessivo desiderio di attaccamento mentre l’altro soffre per l’eccessiva distanza. Si crea un’ambivalenza del desiderio di attaccamento e la paura della dipendenza da un lato e il desiderio di autonomia e la paura di abbandono dall’altro. L’elaborare questo conflitto implica trasformare il conflitto esteriore in interiore, cercando dentro di se’ il desiderio di vicinanza e la paura della dipendenza quanto anche l’esigenza di autonomia e il timore dell’abbandono. Entrambi i membri della coppia sono portatori di tale dinamiche interiori, riconoscerlo consente di sviluppare la comprensione verso i nostri bisogni e quelli del partner, poiche’ sperimentiamo in prima persona il fatto che l’autonomia non significa abbandonare l’altro ma ci consente di stabilire un perimetro entro cui definire i momenti di vicinanza e di lontananza.

 

Come uscire dalla spirale offesa/rabbia/ autocommiserazione?

 

  1. Ricordiamoci che nessuno puo’ guarire le nostre ferite emotive pregresse
  2. I responsabili dei nostri sentimenti siamo noi
  3. La rabbia e i rimproveri non risolvono il problema
  4. Riconosciamo i nostri punti deboli
  5. Chiediamoci quali punti deboli colpisce l’offesa che riceviamo
  6. Non accettiamo qualunque cosa ci venga proposta
  7. Non siamo responsabili ne’ tantomeno colpevoli di tutto
  8. Ammettiamo il nostro ruolo nel conflitto e circoscriviamo il nostro perimetro di responsabilita’
  9. Riconosciamo il nostro atteggiamento critico
  10. Impariamo a valorizzarci
  11. Impariamo a chiedere all’altro perche’ ci offende
  12. Cerchiamo di non rispondere impulsivamente
  13. Ricordiamo che i conflitti esteriori rimandano a conflitti interiori irrisolti
  14. Proviamo a dare un contributo attivo alla ricerca della soluzione e non aspettarla solo dal partner
  15. Sganciamo gradualmente la ricerca del nostro benessere da quella del partner non rinunciando alla relazione ma alla simbiosi e alla dipendenza
  16. Evitiamo di confrontarci con i/le compagne dei vostri ex
  17. Non attribuiamo il fallimento della relazione solo al nostro ex poiche’ siamo responsabili entrambi
  18. Riconosciamo i nostri sentimenti scatenanti il rifiuto
Bibliografia:
Wardetzki, Pronto soccorso dell’anima offesa, Feltrinelli 2012
E.Muller-Lackmann, Die Grosse Krankung. Wenn Liebe ins Leere fullt, Rowohlt, Hamburg 1998
Koster, Was krankt macht krank. Seelische Verletzungen erkennen und vermeiden, Herder Freiburg 2000

 

 

 

 

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