narcisismo

Le relazioni pericolose: quando l’amore diventa umiliazione e violenza

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Roma 22 giugno 2016

 

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma

 

Quante volte abbiamo immaginato di aver trovato “la persona” della nostra vita, seducente, amorevole, brillante, un lui o una lei che sembra leggere il libro dei  bisogni sepolto nel fondo della nostra anima. Ci sentiamo vivi, felici, quella gioia che ormai credevamo di non poter provare piu’, delusi dai troppi incontri inconsistenti, e’ tornata piu’ travolgente che mai. Lo/la iniziamo a frequentare, le prime settimane la relazione viaggia a gonfie vele, sembra un meccanismo perfetto dove ogni parte si inserisce fluidamente nell’altra, non c’e’ esitazione alcuna a parte qualche sporadico dubbio che provvediamo a seppellire, perche’ il bisogno d’amore e’ troppo forte e dirompente da arginare. Il fascino e la forza di un amore inaspettato, di un colpo di fulmine a volte non consente di considerarne tutti gli aspetti, anche quei  costi che diventano alti quando ormai abbiamo iniziato a nutrirci di quello che immaginiamo sia la nostra gioia ed invece si rivelera’il nostro carnefice.  Per comprendere cosa impedisce di renderci conto del perche’ ci troviamo intrappolati in una relazione disfunzionale e’ importante approfondire il meccanismo dell’adescamento. Il meccanismo di adescamento e’ quel processo secondo cui ci si trova adescati come un pesce dall’esca dentro una relazione apparentemente sana e amorevole che invece nel tempo si rileva distruttiva e svalutante. Il meccanismo di adescamento e’ costituito dalle seguenti fasi che contraddistinguono un partner narcisista:

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La personalita’ liquida: il rifiuto di diventare adulti

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Roma 30 luglio 2015

 

a cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma
La personalita’ liquida fa riferimento ad un tipologia di persona che si caratterizza per costante insoddisfazione, per la continua ricerca del compagno ideale, di una persona che “la possa far stare bene”, di qualcuno che dia significato alla propria vita. Le personalita’ liquide sono sia uomini che donne e si riconoscono perche’ attribuiscono al partner la responsabilita’ di definire la loro identita’, instaurando un rapporto simbiotico che richiede una dedizione assoluta e continua. Per comprendere meglio questo tipo di personalita’ prendiamo come esempio l’acqua e la bottiglia, la personalita’ liquida e’ come l’acqua, non ha una propria forma ma assume quella del suo contenitore con cui sta in totale contatto e che conferisce al liquido una identita’ attraverso la forma della bottiglia. In riferimento a questo esempio, l’acqua senza bottiglia si disperderebbe e non avrebbe confini, per cui non puo’ fare a meno della bottiglia.

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Selfie generation

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Roma 23 aprile 2015

 

a cura del dott. Marco Salerno

 

Nel libro “generation me” la psicologa Jean M. Twenge della San Diego University, descrive in modo approfondito le caratteristiche della generazione di persone nata tra gli anni ’80 e ’90 che si distingue  per essere stata incoraggiata a sviluppare l’autostima e a perseguire i propri diritti sin dall’infanzia grazie alla libertà e all’indipendenza di cui disponevano, alimentando le aspettative di successo sulla propria vita. Questo ha determinato un vero divario tra gli obiettivi che immaginavano di raggiungere e le opportunità offerte dalla realtà. La psicologa descrive la “generation me” composta da persone che vogliono sentirsi liberi dai condizionamenti sociali e prendere le proprie decisioni, credendo di avere a disposizione un potenziale illimitato di scelta. Quando questo non avviene assumono un atteggiamento cinico e disilluso perché il mondo non rispecchia le loro aspettative. Ma cosa distingue la “me generation” dalle generazioni precedenti? Jean M. Twenge ne identifica sei aspetti  caratterizzanti:

 

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Il narcisismo covert e overt

untitledRoma 15 aprile 2015

 

a cura del dott. Marco Salerno

 

Il disturbo narcisistico di personalità è stato studiato per primo dal Freud che ha individuato nella fase narcisistica la seconda fase dello sviluppo psicosessuale successiva a quella dell’autoerotismo e precedente a quella dell’amore oggettuale. Freud non considera il narcisismo come patologico in sé ma descrive la regressione o fissazione alla fase narcisistica come patologica. La causa di questa regressione o fissazione è dovuta alla presenza di una madre percepita inaffidabile e poco presente nel prendersi cura del figlio, determinando in questi l’idea solo lui potrà prendersi cura di sé stesso. Successivamente anche Otto Kernberg e Heinz Kohut hanno approfondito questo tema. Kerneberg riconduce lo sviluppo del narcisismo patologico alla mancanza di cure da parte di genitori anaffettivi o passivo aggressivi nei confronti dei figli, i quali per difendersi da questa situazione sviluppano una percezione grandiosa di sé. Non è un caso che spesso questo tipo di persone immaginano di avere un talento speciale o che venga riservato loro un futuro esclusivo o di essere superiori agli altri per attutire un mondo familiare anaffettivo.

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Liberarsi dalla manipolazione e dalla dipendenza affettiva: gruppo di aiuto a Roma

Il Dott. Marco Salerno e la Dott.ssa Ilaria Monticone conducono esclusivamente a Roma dal  14 marzo 2014, il gruppo di aiuto per liberarsi dalla manipolazione relazionale e dalla dipendenza affettiva.

 

Le persone affette da dipendenza affettiva sono terrorizzate di perdere chi amano, poiché lo considerano l’unica persona che può donare loro amore e affetto.  I dipendenti affettivi chiedono amore a chi non lo sa dare, dedicano la loro vita a soddisfare le richieste del manipolatore e rinunciano a ogni bisogno e desiderio pur di essere amati. La relazione che si instaura tra dipendete e manipolatore affettivo è un circolo vizioso che può essere interrotto solo quando il dipendente affettivo recupera l’autostima, inizia ad ascoltare le proprie emozioni e soprattutto impara a sentirsi finalmente una persona degna di essere amata che non ha bisogno di elemosinare amore.
L’esperienza della manipolazione affettiva devasta chi la vive che si sente sempre meno adeguato e capace di affrontare la vita, facendo dipendere il proprio valore dal giudizio del manipolatore.
Il manipolatore affettivo può essere il partner, o un familiare, un amico, un collega di lavoro che “utilizza” il bisogno di affetto della propria vittima suscitando in lei il senso di colpa, criticandola e aggredendola costantemente quando le sue richieste non vengono soddisfatte. Questo comportamento alla lunga scardina l’autostima della vittima, la quale si sente sempre meno adatta e degna di essere amata. Le conseguenze di questa spirale distruttiva sono devastanti per il dipendente affettivo che sviluppa una serie di sintomi, sia psicologici sia fisici come aggressività, ansia, paura della solitudine, tristezza, emicranie, disturbi digestivi, mancanza di appetito, disturbi del sonno, attacchi di panico e rabbia incontrollata.

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